lunedì, Giugno 24, 2024
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L’interista Acerbi assolto dall’accusa di insulti razzisti a Juan Jesus : “Non ci sono prove sufficienti”

A cura di Pasquale Cogliani

Il giudice sportivo della Serie A per Insufficienza di prove assolvere Francesco Acerbi dall’accusa di aver rivolto insulti razzisti a Juan Jesus.Il difensore della squadra partenopea aveva accusato il nerazzurro di avergli rivolgo insulti razzisti durante la partita Inter-Napoli.Federico La Penna l’ arbitro aveva interrotto il gioco per circa un minuto e mezzo e i due calciatori si erano in qualche modo chiariti. Acerbi aveva negato la natura razzista degli insulti rivolti a Juan Jesus. Il difensore del Napoli, invece aveva confermato le accuse. Gerardo Mastrandrea il giudice ricostruita in base ai documenti ufficiali, con l’ausilio del direttore di gara e comunque visibile in video” è “sicuramente compatibile con l’espressione di offese rivolte, peraltro non platealmente (con modalità tali cioè da non essere percepite dagli altri calciatori in campo, dagli Ufficiali di gara o dai rappresentanti della Procura a bordo del recinto di giuoco), dal calciatore interista, e non disconosciute nel loro tenore offensivo e minaccioso dal medesimo ‘offendente’, il cui contenuto discriminatorio però, senza che per questo venga messa in discussione la buona fede del calciatore della soc.Napoli, risulta essere stato percepito dal solo calciatore ‘offeso’ (Juan Jesus), senza dunque il supporto di alcun riscontro probatorio esterno, che sia audio, video e finanche testimoniale”. Significa che gli insulti razzisti sono stati uditi solo dal calciatore brasiliano: non esistono altri tipi di riscontri e dunque l’interista va assolto. Rivela Mastrandrea la necessità che “l’irrogazione di sanzioni così gravose” come quelle previste nei casi di razzismo “sia corrispondentemente assistita da un benché minimo corredo probatorio, o quanto meno da indizi gravi, precisi e concordanti in modo da raggiungere al riguardo una ragionevole certezza”. Anche se il caso “è teoricamente compatibile anche con una diversa ricostruzione dei fatti, essendo raggiunta sicuramente la prova dell’offesa ma rimanendo il contenuto gravemente discriminatorio confinato alle parole del soggetto offeso”.  Quindi stabilito ha stabilito il giudice sportivo  che “non si raggiunge nella fattispecie il livello minimo di ragionevole certezza.

 

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