Nella mattinata odierna, militari del Comando Provinciale della Guardia di
Finanza di Salerno hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari
personali e reali nei confronti di 6 indagati a cui risultano contestati a vario titolo i reati
di turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio,
procedendo contestualmente al sequestro, nella forma diretta e per equivalente, di un
ammontare superiore ai 543.000 euro; in particolare è stata disposta la custodia cautelare
in carcere nei confronti di Franco ALFIERI, attuale sindaco di Capaccio Paestum e
Presidente della Provincia di Salerno, nonché la custodia domiciliare nei confronti di
Vittorio DE ROSA ed Alfonso D’AURIA, rispettivamente legale rappresentante e
procuratore speciale della DERVIT spa, Elvira ALFIERI, legale rappresentante della
ALFIERI IMPIANTI S.r.l. nonché sorella del sindaco,
Andrea CAMPANILE,
dipendente del comune di Capaccio facente parte dello staff del Sindaco, e Carmine
GRECO, responsabile tecnico del comune di Capaccio nonché RUP dei procedimenti di
cui alle contestazioni.
Le indagini, condotte congiuntamente dal Gruppo della Guardia di Finanza di
Eboli e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno,
hanno riguardato alcune procedure di affidamento di lavori e, in particolare, quella
relativa all'”intervento di adeguamento, ampliamento e efficientamento energetico
dell’impianto di pubblica illuminazione comunale – 1º lotto funzionale” (CUP:
H49J21012410004 – CIG: 9409921077) e quella relativa ai “lavori di adeguamento e
riqualificazione energetica della pubblica illuminazione stradale del Comune, con corpi
illuminanti a LED e sistemi automatici di regolazione – telecontrollo e telegestione del
flusso luminoso” (CUP: H44H23000190008 – CIG: A00D85BB9C)”, entrambe bandite
dal Comune di Capaccio Paestum ed aggiudicate dalla DERVIT Spa.
Secondo la ricostruzione accusatoria, allo stato condivisa dal GIP ma suscettibile
di successive ulteriori valutazioni, gli indagati a vario titolo avrebbero turbato con
collusioni ed altri mezzi fraudolenti le procedure negoziate volte ad affidare le commesse
pubbliche di cui sopra, al fine di garantire alla DERVIT S.p.A. l’aggiudicazione dei
lavori.
Secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica, fondata essenzialmente
su intercettazioni e sugli esiti dell’esame della documentazione, anche informatica,
acquisita nel corso di perquisizioni svoltesi il 30 gennaio 2024, molto tempo prima
dell’ufficiale indizione delle gare sopra indicate, CAMPANILE e D’AURIA, operando il
primo in nome e per conto di Francesco ALFIERI e il secondo in nome e per conto di
Vittorio DE ROSA, legale rappresentante della DERVIT, avevano concordato le strade
da inserire nel progetto esecutivo concernente le future gare, i tempi e i costi dei singoli
interventi, nonché ogni altro dettaglio tecnico concernente i futuri lavori, dando per certo
che sarebbe stata la DER VIT spa ad aggiudicarsi gli appalti.
Proprio la DERVIT spa, dopo il perfezionamento degli accordi sopra descritti,
avrebbe provveduto – attraverso sue propaggini organizzative – alla materiale redazione
degli atti delle due procedure.
Contestualmente, Carmine GRECO, operando sempre su mandato del sindaco
ALFIERI, aveva conferito un incarico in una delle procedure ad un professionista esterno
affinché questi firmasse gli atti materialmente redatti dalla DERVIT spa, prevedendo
peraltro, a fronte di una prestazione concretatasi nell’assunzione della paternità di un
elaborato al quale il formale autore era rimasto estraneo, il pagamento della somma di
circa 70.000 euro, poi materialmente non corrisposta.
In altra procedura lo stesso GRECO si era personalmente assunto la paternità degli
atti predisposti dalla società che si sarebbe aggiudicata l’appalto.
Infine, sempre GRECO, si era adoperato per invitare a partecipare alle procedure
negoziate sopra indicate ditte compiacenti o non aventi i requisiti per aggiudicarsi le gare,
in modo tale da rendere blindata l’aggiudicazione alla DERVIT S.p.A., predesignata
quale vincitrice delle procedure negoziate fin dal principio.
Ulteriore profilo di illegittimità della aggiudicazione è stato individuato nel
ricorso ad una procedura di gara (di cui peraltro era stato previsto fin dall’inizio il
vincitore), aggiudicata con un ribasso rispetto al prezzo a base d’asta di circa il 17 % nella
prima gara e di circa il 5% nella seconda gara, benché la DERVIT S.p.A., peraltro in ATI
con altra impresa, fosse già stata incaricata della manutenzione ordinaria e straordinaria
dell’impianto di illuminazione del comune di Capaccio con contratto di concessione che
prevedeva che qualsiasi intervento, anche innovativo, sull’impianto di illuminazione
stesso, dovesse essere svolto dall’ATI, con un ribasso pari al 33%.
Con riferimento al secondo appalto, inoltre, l’aggiudicazione alla DERVIT S.p.A.
è stata effettuata, secondo la prospettazione ritenuta fondata dal Giudice, in violazione
del principio di rotazione nell’affidamento delle commesse pubbliche previsto dal nuovo
codice degli appalti.
Inoltre, al fine di ottenere dalla Regione Campania, il finanziamento
dell’intervento della seconda gara, il comune di Capaccio – con dichiarazione a firma del
sindaco ALFIERI – aveva falsamente dichiarato che il locale impianto di illuminazione
era gestito da una società “in house”, laddove, viceversa, la gestione dello stesso era stata
attribuita in concessione alla predetta ATI.
Attesi il ritardo – e la successiva sospensione – dell’erogazione del finanziamento
regionale, il comune di Capaccio, su impulso del Sindaco, al fine di garantire alla
DERVIT spa la regolarità dei pagamenti, aveva approvato una perizia di variante, per un
valore netto di € 160.692,26, nell’ambito della procedura relativa all'”intervento di
adeguamento, ampliamento e efficientamento energetico dell’impianto di pubblica
illuminazione comunale – Jº lotto funzionale” (CUP: H49J21012410004 – CIG:
9409921077). Tale perizia di variante, peraltro, è stata adottate sempre previa
predisposizione degli atti da parte della DERVIT spa.
Secondo il provvedimento cautelare, quale corrispettivo per l’ottenimento degli
appalti sopra indicati la DERVIT S.p.A. aveva concesso alla ALFIERI IMPIANTI S.r.l.,
società legalmente rappresentata da Elvira ALFIERI, ma di fatto riconducibile al fratello
Francesco, in subappalto e sub-affidamento, parte dei lavori, dalla medesima svolti in
Battipaglia, dei quali era risultata aggiudicataria all’esito di una terza e distinta gara
bandita dallo stesso comune, allo stato non oggetto di contestazioni, per un ammontare
complessivo superiore a 1 milione di euro, nonché, la ulteriore somma di € 250.302,60,
oggetto di sequestro preventivo disposto dal giudice, corrispondente al maggior costo dei
materiali forniti dalla ALFIERI IMPIANTI nella esecuzione dei subcontratti indicati
rispetto a quelli identici che la DERVIT acquistava dal medesimo fornitore di entrambe.
Identico provvedimento cautelare reale ha avuto ad oggetto la somma di
ammontare pari ad € 293.545,263, corrispondente al profitto conseguito dalla DERVIT
spa derivante dal reato di corruzione.
Si evidenzia che il richiamato provvedimento cautelare è stato emesso sulla base
degli elementi probatori acquisiti in fase di indagini preliminari, pertanto, in attesa di
giudizio definitivo, sussiste la presunzione d’innocenza.
Indagati destinatari della misura cautelare personale
(1) Alfieri Francesco, nato a Torchiara (SA), il 12.06.1965;
(2) Alfieri Elvira, nata a Torchiara (SA), il 01.11.1969;
(3) Campanile Andrea, nato ad Agropoli (SA) il 19.08.1997;
(4) De Rosa Vittorio, nato a Roccadaspide (SA), il 19.03.1958;
(5) D’Auria Alfonso, nato a Salerno il 18.09.1971;
(6) Greco Carmine, nato a Nola (NA), il 14.05.1963.





