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La Zeza di Mercogliano: una tradizione carnevalesca che intreccia storia e identità

La Zeza di Mercogliano è una delle rappresentazioni carnevalesche più antiche e affascinanti della Campania. Questa farsa tragicomica, tramandata oralmente di generazione in generazione, ha origini che risalgono almeno al XVII secolo e affonda le sue radici nella Commedia dell’Arte, nei riti propiziatori e nella cultura popolare meridionale.

La Zeza è una rappresentazione teatrale popolare con un forte carattere satirico e grottesco, che narra le vicende di Pulcinella, sua moglie Zeza e la loro figlia Vicenzella, alla ricerca di un marito. Il tema principale è quello del contrasto generazionale e del matrimonio combinato, rappresentato attraverso scene di dialogo e di danza. In particolare, il Ballo Intreccio, eseguito con archi fioriti, è uno degli elementi distintivi della versione mercoglianese della Zeza.

La sua messa in scena avviene esclusivamente nel periodo carnevalesco, tra il 17 gennaio e il Martedì Grasso, ed è caratterizzata da un corteo di attori, tutti uomini, che sfilano mascherati per le strade, accompagnati da una banda musicale. La tradizione richiama l’antico teatro greco, in cui le donne non potevano recitare, lasciando agli uomini il compito di interpretare anche i ruoli femminili.

La Zeza di Mercogliano si articola in tre momenti principali:
1. Il corteo processionale – I partecipanti, mascherati e in abiti tradizionali, sfilano per le strade accompagnati dalla banda musicale. I primi a comparire sono i “Battistrada”, seguiti da Pulcinella, Zeza, Vicenzella e gli altri personaggi storici.
2. La rappresentazione teatrale – Messa in scena al centro di una piazza o di una strada, la Zeza racconta la disputa tra Pulcinella e Don Nicola, pretendente di Vicenzella, che alla fine riesce a ottenere la sua mano dopo una sequenza di equivoci e colpi di scena.
3. Il Ballo Intreccio – Un momento conclusivo di festa e danza, in cui il pubblico viene coinvolto nella celebrazione.

Questa antica tradizione è stata riconosciuta ufficialmente e inserita nell’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano nel 2019. La sua sopravvivenza fino ai giorni nostri è merito dell’impegno della comunità locale, che attraverso l’Associazione “La Zeza” di Mercogliano e il Comitato Permanente Zeza di Mercogliano, si adopera per tramandarla alle nuove generazioni.

Nel corso dei secoli, la Zeza ha attraversato momenti di crisi e tentativi di censura, soprattutto nell’Ottocento, quando le sue allusioni satiriche furono giudicate troppo licenziose. Tuttavia, grazie alla resistenza della tradizione popolare, è riuscita a mantenere intatta la sua forza espressiva, trovando spazio non solo nelle piazze ma anche in ambiti accademici, con studi approfonditi condotti da università e ricercatori.

Oggi, la Zeza di Mercogliano continua a essere un simbolo di identità culturale e aggregazione sociale, ma deve affrontare le sfide del tempo. L’emigrazione giovanile e la crescente virtualizzazione delle relazioni sociali stanno mettendo a rischio la trasmissione orale di questa tradizione. Tuttavia, grazie all’impegno dell’Associazione e alla partecipazione attiva della comunità, la Zeza continua a vivere e a rappresentare uno dei momenti più significativi del Carnevale irpino.

La sua importanza è stata riconosciuta anche a livello internazionale: nel 1971, Pier Paolo Pasolini ha scelto la Canzone di Zeza come colonna sonora del suo film “Decameron”, presentandola al grande pubblico e contribuendo alla sua diffusione oltre i confini locali.

La Zeza di Mercogliano è molto più di una semplice rappresentazione carnevalesca: è un rituale collettivo che unisce generazioni, una finestra sul passato che si apre ogni anno per ricordarci l’importanza delle tradizioni e della cultura popolare. La sua sopravvivenza dipenderà dalla capacità della comunità di continuare a trasmetterne il valore, mantenendo vivo uno dei più autentici patrimoni del folklore campano.

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