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Afragola, malviventi rapinano coppia e violentano la ragazza

Il 4 gennaio, ad Afragola, si è svolto un atroce crimine ripreso dalle videocamere di sorveglianza che hanno registrato anche l’audio, aspetto fondamentale per avvalorare la testimonianza delle vittime di quello che è accaduto, durante una rapina, nella loro automobile parcheggiata in via Ugo La Malfa.

Le vittime sono due fidanzati, giovanissimi, aggrediti durante la notte del 4 gennaio 2025. Mentre i due fidanzati erano fermi sul ciglio della strada, due ragazzi a volto coperto in sella a uno scooter si sono avvicinati all’auto, minacciandoli con un’arma e costringendo il ragazzo a consegnargli soldi e telefono. Uno dei due malviventi, mostrando l’arma, ha poi costretto il ragazzo ad aprire il bagagliaio dell’auto, per controllare che non ci fosse altro di valore. Entrato poi in auto, puntando l’arma contro la ragazza, l’ha obbligata a consumare un rapporto non consensuale.

Ed è proprio in questi istanti che la telecamera di sorveglianza di una colonnina Sos ha registrato la voce del complice, rimasto in sella allo scooter. Per il gip, le parole pronunciate da quest’ultimo, sono un’ulteriore conferma di ciò che è accaduto nell’abitacolo e provano la sussistenza dell’ipotesi di reato di rapporto non consensuale di gruppo.

Poco dopo la rapina, i due malviventi si sono disfatti del cellulare rubato, un Realme di scarso valore, regalandolo a un altro giovane ragazzo. Gli investigatori sono giunti a quest’ultimo analizzando i tabulati: il cellullare, infatti, era stato utilizzato con la sua scheda. Rintracciato, il ragazzo ha raccontato chi gli aveva dato il cellulare e ammette di aver saputo che l’oggetto proveniva da una ragazza costretta a un rapporto non consensuale.

I due indagati sono stati prontamente individuati e hanno confessato il 14 gennaio.
Il fermo è stato eseguito il 13 marzo con le accuse di concorso in rapina e porto d’armi, costrizione di gruppo a un rapporto non consensuale dei confronti della ragazza.

Ieri, il 17 marzo, si è svolta l’udienza davanti al gip: il provvedimento non è stato convalidato in quanto il pericolo di fuga non è stato ritenuto sussistenze; ma è stata emessa una misura cautelare: il malvivente ritenuto colpevole del rapporto non consensuale, diventato maggiorenne a febbraio e, all’epoca del fatti già sottoposto alla messa in prova per un altro reato, è stato trasferito in Ipm (Istituto penale minorile), mentre l’altro malvivente, ancora minorenne, è stato collocato all’interno di una comunità.

 

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