Alberto Stasi potrà lasciare il carcere di Bollate per parte della giornata: il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha infatti accolto l’istanza dei suoi legali, concedendogli il regime di semilibertà. Il 41enne era stato condannato nel 2015 a 16 anni di reclusione per aver tolto la vita alla fidanzata Chiara Poggi nell’agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia.
La misura gli consentirà di uscire durante il giorno per lavorare – come già accade da tempo, dal momento che Stasi è impiegato come contabile – ma anche per partecipare ad attività che favoriscano il suo reinserimento nella società. La sera, tuttavia, dovrà rientrare in carcere.
La decisione dei giudici è arrivata nonostante la Procura Generale avesse espresso parere contrario, in seguito a un’intervista che Stasi aveva rilasciato nei giorni scorsi alla trasmissione televisiva Le Iene. L’intervista, trasmessa il 30 marzo 2025, era stata registrata durante un permesso premio, ma secondo la Procura mancava l’autorizzazione per prendere parte al programma televisivo.
Il direttore del carcere di Bollate, Giorgio Leggieri, ha però chiarito la questione: “L’intervista è stata registrata il 22 marzo 2025, in occasione di un permesso regolarmente concesso. Non risultano violazioni alle prescrizioni previste”.
La semilibertà è una misura prevista dall’articolo 48 dell’Ordinamento Penitenziario e consente al detenuto, in base a un progetto di trattamento, di svolgere all’esterno dell’istituto attività lavorative o formative utili al percorso di reinserimento, sotto la responsabilità del direttore del carcere.
Intanto, nuovi sviluppi si affacciano sul caso Garlasco. Dopo anni, le indagini sono state riaperte: a inizio marzo, la Procura ha notificato un nuovo avviso di garanzia ad Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, già indagato in passato ma poi scagionato. Ora si ipotizza un possibile coinvolgimento nell’omicidio in concorso.
Recentemente si è tenuta un’udienza per l’incidente probatorio richiesto dalla Procura, con l’obiettivo di sottoporre ad analisi genetiche più avanzate alcuni oggetti sequestrati all’epoca, mai esaminati o che avevano restituito risultati incerti. L’uso di nuove tecnologie potrebbe aprire la strada a ulteriori elementi investigativi, riportando l’attenzione su un delitto che, dopo quasi vent’anni, continua a far discutere.





