Ieri, domenica 11 maggio, Milano è stata teatro di una drammatica vicenda che ha coinvolto un detenuto in semilibertà. Emanuele De Maria, 35 anni, si è tolto la vita lanciandosi dalle terrazze del Duomo, dopo essere stato coinvolto nell’accoltellamento di due colleghi e nella scomparsa di una donna, poi ritrovata senza vita.
Sabato 10 maggio, De Maria ha accoltellato il collega Hani Fouad Abdelghaffar Nasr, 50 anni, davanti all’Hotel Berna, dove entrambi lavoravano. Il detenuto stava scontando una pena per omicidio e beneficiava di un permesso per lavorare all’esterno. Dopo l’aggressione, è scomparso nel nulla.
Nel frattempo, non si avevano più notizie di Chamila Wijesuriya, 50 anni, anch’essa collega di De Maria. La donna era stata vista per l’ultima volta venerdì 9 maggio in metropolitana con lui. Ieri, domenica, il suo corpo è stato ritrovato in un laghetto del Parco Nord. Il suo telefono era stato gettato in un cestino.
Nel pomeriggio dell’11 maggio, De Maria è salito sulle terrazze del Duomo di Milano. Intorno alle 14 si è gettato nel vuoto davanti a numerosi turisti. È morto sul colpo. È stato identificato grazie ai suoi tatuaggi e ai documenti trovati addosso.
Le forze dell’ordine stanno ricostruendo i movimenti dell’uomo per chiarire l’intera sequenza dei fatti. Il caso ha riaperto il dibattito sulla gestione dei permessi per i detenuti e sui criteri di valutazione del rischio.





