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Mosca riprende i raid, ma propone nuovi negoziati a Istanbul

Terminato il cessate il fuoco temporaneo di 72 ore indetto unilateralmente da Mosca in occasione dell’80° anniversario della vittoria sovietica sul nazismo, la guerra in Ucraina entra nel giorno 1.173 con un nuovo capitolo di tensione e speranza. Dopo tre giorni di relativa calma, nella notte sono ripresi i raid russi su diverse regioni ucraine, in particolare a Kharkiv, Mykolaiv e nella regione di Donetsk. Le sirene antiaeree sono tornate a suonare in gran parte del Paese.

Ma la notizia che scuote la diplomazia internazionale arriva da Mosca: il presidente Vladimir Putin ha proposto di riaprire il dialogo diretto con Kiev il prossimo 15 maggio a Istanbul, non escludendo che i colloqui possano portare a un “cessate il fuoco esteso”. Una mossa che riaccende, seppur con cautela, la speranza in uno spiraglio negoziale dopo mesi di stallo e recrudescenza bellica.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto positivamente alla proposta, con parole decise: “Attendiamo un cessate il fuoco completo e duraturo, a partire da lunedì. E aspetterò Putin in Turchia giovedì. Personalmente. Spero che questa volta i russi non cerchino scuse”.

Dal fronte occidentale, le reazioni sono improntate alla prudenza. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito la proposta di Putin “un primo passo, ma non sufficiente”, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che, seppur positivo, “non è affatto sufficiente”. Entrambi i leader hanno sottolineato che l’apertura al dialogo deve essere accompagnata da atti concreti sul terreno, a partire dalla fine delle ostilità.

Da Washington, Donald Trump — tornato in primo piano nel dibattito internazionale con l’obiettivo di riaffermare la sua influenza — ha invitato Kiev ad accettare i negoziati in Turchia “per capire se un accordo è possibile”. Più netto il consigliere speciale del presidente americano, Keith Kellogg, che chiede “un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni” prima di qualsiasi trattativa di pace globale.

Anche l’Unione europea spinge per un raffreddamento del conflitto: Anitta Hipper, portavoce per gli Affari esteri della Commissione Ue, ha ribadito che “un cessate il fuoco è urgentemente necessario per aprire la strada ai colloqui di pace”.

A fare da mediatore ancora una volta è la Turchia. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha confermato che Istanbul è pronta ad accogliere i colloqui, offrendosi nuovamente come ponte tra le due parti: “La Turchia è pronta a ospitare colloqui di pace”, ha dichiarato da Ankara, rilanciando il ruolo della diplomazia turca come snodo strategico nei negoziati internazionali.

Con il ritorno delle bombe, ma anche delle parole, l’Ucraina si prepara a una settimana decisiva. Se davvero Putin e Zelensky si siederanno l’uno di fronte all’altro a Istanbul, potrebbe aprirsi una nuova fase della guerra — e forse, della pace.

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