Un’impronta compatibile con il palmo della mano di Andrea Sempio sarebbe stata individuata sul muro delle scale che conducono alla taverna della villetta di via Pascoli, proprio accanto al luogo in cui, il 13 agosto 2007, fu rinvenuto il corpo senza vita di Chiara Poggi. È quanto emerge da una recente consulenza disposta dalla Procura di Pavia, che getta nuova luce su una traccia finora considerata marginale nelle indagini sull’omicidio che da anni scuote l’opinione pubblica.
La scoperta è frutto di una rivalutazione tecnica effettuata con metodi più avanzati rispetto a quelli disponibili all’epoca dei primi accertamenti. Si tratta del cosiddetto “contatto papillare numero 33”, una traccia rilevata dai Ris di Parma e repertata fin dalle fasi iniziali delle indagini. Allora, gli investigatori avevano giudicato l’impronta inutilizzabile, a causa della mancanza di creste papillari distinguibili. Ma la nuova analisi sembrerebbe averne rivelato una compatibilità con il palmo della mano di Sempio, amico del fratello della vittima e frequentatore abituale dell’abitazione.
Secondo una nota interna redatta nel luglio 2020 dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano, quella particolare impronta sarebbe logicamente attribuibile all’autore dell’omicidio. Un’annotazione che, tuttavia, non portò all’apertura formale di un’indagine a carico di Sempio, il cui nome comparve solo in fase istruttoria nel biennio 2016-2017. La successiva archiviazione del fascicolo, avvenuta nello stesso anno della relazione, chiuse nuovamente il cerchio sul giovane, almeno ufficialmente.
La nuova consulenza, però, rimescola le carte. L’impronta in questione si trova sulla parete destra delle scale, proprio dove fu rinvenuto il corpo della giovane Chiara. Nonostante fosse stata repertata fin dall’inizio, non venne mai sottoposta ad analisi biologiche per verificarne l’eventuale contaminazione ematica, e le prime comparazioni dattiloscopiche furono giudicate impossibili a causa della qualità dell’impronta.
Il quadro si arricchisce ulteriormente con la presenza di altre 24 tracce, sia digitali che palmari, rilevate nella stessa zona. Alcune di queste sono risultate riconducibili a persone che avevano pieno diritto di essere presenti nella casa: tra esse, un investigatore dell’epoca e Marco Poggi, fratello della vittima. Su una delle pareti fu identificata, ad esempio, l’impronta del pollice destro di quest’ultimo.
Andrea Sempio, che sarebbe stato convocato in Procura per chiarire la sua posizione in merito alla nuova attribuzione, non si è però presentato all’interrogatorio. La sua assenza è stata giustificata da un vizio formale, legato a cavilli legali che non imponevano la sua presenza in assenza di una formale iscrizione nel registro degli indagati.





