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Delitto di Garlasco, spunta un’impronta femminile dimenticata: la difesa di Stasi chiede nuovi accertamenti

A quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, nuovi elementi emergono dall’inchiesta riaperta sul caso. Tra questi, un’impronta parziale di una scarpa femminile, rinvenuta sulla scena del crimine ma mai realmente analizzata durante le indagini iniziali. A rilanciare la questione è Antonio De Rensis, avvocato di Alberto Stasi, il giovane condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata.

L’impronta – lunga tra i 24 e i 26 centimetri – sarebbe stata trovata al piano terra della casa dei Poggi, proprio all’imbocco della scala che conduce alla taverna dove fu rinvenuto il corpo della ragazza. Secondo il legale, la calzatura corrisponderebbe a una taglia femminile, probabilmente un 36 o 37.

“La tecnologia oggi ci consente analisi più accurate rispetto a quelle disponibili all’epoca,” ha dichiarato De Rensis. “È fondamentale riesaminare tutte le impronte, anche quelle trascurate, perché potrebbero appartenere all’autore del delitto o a un complice mai identificato.”

Non è un’ipotesi da escludere, sottolinea la difesa, che l’assassino possa essere una donna. Già nelle prime fasi dell’inchiesta, gli investigatori non avevano scartato questa possibilità. Oggi, alla luce delle nuove indagini, questa pista torna prepotentemente d’attualità.

Tra le novità dell’inchiesta ci sono anche gli accertamenti genetici: dodici persone dovranno sottoporsi al tampone per confrontare il proprio DNA con le tracce trovate sulla scena del crimine. Nell’elenco anche le gemelle Cappa, cugine della vittima, che non risultano indagate ma che potrebbero contribuire a chiarire alcuni aspetti rimasti oscuri.

I riflettori si sono riaccesi in particolare su Stefania Cappa, dopo un servizio televisivo de Le Iene in cui la madre di Andrea Sempio – attuale indagato per omicidio in concorso con ignoti – e un supertestimone hanno sollevato dubbi sulle sue dichiarazioni. Alcune discrepanze tra le sue versioni e i verbali originali alimentano il sospetto che non tutto sia stato detto con chiarezza.

Un altro nodo cruciale riguarda la cosiddetta “impronta palmare 33”, che la difesa di Stasi attribuisce proprio ad Andrea Sempio. Se quella traccia dovesse rivelare la presenza di sangue, la rilevanza probatoria cambierebbe radicalmente. Ma c’è un ostacolo: il frammento d’intonaco su cui fu rilevata l’impronta non è più reperibile.

“Non è presente negli archivi del RIS di Parma,” ha ammesso l’avvocato De Rensis, “e questo rappresenta un problema serio.”

Il delitto di Garlasco, uno dei più controversi della cronaca nera italiana, torna dunque a far parlare di sé. La possibilità che un dettaglio ignorato nel 2007 possa oggi riscrivere la storia giudiziaria di questo caso è concreta, ma ancora lontana da una conferma definitiva.

Nel frattempo, la nuova indagine si arricchisce di interrogativi, mentre la verità continua a sfuggire, nascosta forse in qualche impronta dimenticata o in una testimonianza mai del tutto chiarita.

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