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Avellino, stazione fantasma: così è morta la ferrovia irpina

Sui binari della stazione di Avellino cresce ormai l’erba. Nessun treno, nessun fischio, nessun annuncio. Solo silenzio. È l’immagine emblematica di un lento e doloroso declino, cominciato oltre un decennio fa e che oggi si è trasformato in abbandono. Dopo 133 anni di attività, nel 2012 calava il sipario su uno dei presìdi ferroviari più significativi dell’Irpinia, lasciando dietro di sé solo pensiline deserte e muri scrostati.

Il simbolo di quella resistenza silenziosa fu Armando, il barbiere della stazione, che continuò ad alzare la serranda anche la domenica, per i pochi clienti rimasti. Intorno a lui, un paesaggio sospeso nel tempo. I dipendenti di Trenitalia, come il bigliettaio e il capostazione, trascorrevano le giornate tra le pagine di un quotidiano, in attesa di un treno che non sarebbe mai arrivato. Su una bacheca impolverata, un cartello beffardo annunciava: “Orari non validi”.

Il declino non era stato improvviso. La cancellazione progressiva delle tratte a lunga percorrenza, come quelle per Roma e Milano, aveva già segnato una prima svolta. Poi, nel 2010, la chiusura della storica linea Avellino–Rocchetta Sant’Antonio – raccontata da Francesco De Sanctis nel suo Viaggio elettorale – aveva colpito al cuore l’identità del territorio. Etichettata come “ramo secco”, la tratta fu sacrificata in nome della razionalizzazione dei costi. Il colpo di grazia arrivò due anni dopo, il 9 agosto 2012, con una delibera regionale che cancellò le ultime diciannove corse locali: Avellino spariva così dalla mappa ferroviaria della Campania.

A distanza di oltre dieci anni, il quadro è desolante. La stazione resta vuota, il piazzale è in abbandono, e all’orizzonte non si intravede alcun piano strutturato di rilancio. Nel frattempo, anche la linea Benevento–Napoli via Valle Caudina, che attraversa il Mandamento baianese, si fa simbolo di inefficienza. I disservizi sono all’ordine del giorno: treni soppressi, pendolari costretti a ricorrere ad autobus sostitutivi, coincidenze saltate. La proposta del manager Eav, Umberto De Gregorio, di “prendere l’autostrada da Baiano”, ha scatenato la reazione immediata dei sindaci locali e dei comitati civici, che ne hanno chiesto le dimissioni.

Il comitato “Evitiamolo” di Sperone ha indirizzato appelli ai consiglieri regionali affinché la linea venga affidata a Ferrovie dello Stato. La richiesta è chiara: basta sperimentazioni, basta gestione disorganica, serve un piano serio e affidabile. Intanto, il botta e risposta politico tra il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, e il ministro Matteo Salvini infiamma il dibattito ma non produce soluzioni concrete.

Nel frattempo, a pagare il prezzo più alto sono i cittadini: studenti impossibilitati a raggiungere le università, lavoratori costretti a usare l’auto, famiglie sempre più isolate. Tutto questo accade mentre la Campania parla di alta velocità, collegamenti innovativi e mobilità sostenibile. Ma l’Irpinia, ancora una volta, resta tagliata fuori.

Mentre altrove si costruiscono nuove tratte e si investe nel futuro, ad Avellino l’unico treno che continua a passare è quello della memoria.

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