Diciotto anni sono trascorsi dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli. Ora, nel marzo 2025, il Nucleo Investigativo dei Carabinieri del RIS è ritornato sulla scena del delitto in un maxi sopralluogo durato sette ore. L’obiettivo? Analizzare con strumenti laser ogni stanza per ricollocare con precisione le impronte prelevate all’epoca e far luce sulla cosiddetta “traccia 33”, un’impronta che finora ha sollevato più domande che risposte.
La Procura di Pavia, coordinata dai PM Fabio Napoleone e Stefano Civardi, ha disposto un “maxi incidente probatorio” sulle tracce genetiche emerse, comprese quelle rimaste “in ombra” nel 2007 . Tra queste, rientrano i campioni biologici sotto le unghie di Chiara – indicati fin da subito come inesplorati, anche a distanza di 18 anni .
Nel nuovo sopralluogo, gli specialisti del RIS hanno passato con il laser scanner ogni angolo dell’abitazione, riproponendo l’esame delle impronte digitali e delle tracce di calzatura, incluse quelle non attribuite. L’enigma della “traccia 33” – un’impronta finora non associata e mai approfondita – resta tra i nodi da sciogliere . I RIS mirano a confrontarla con nuovi profili e, soprattutto, con il DNA di Andrea Sempio, indagato il 11 marzo 2025 per concorso in omicidio .
Parallelamente, sono in corso comparazioni tra il DNA di Sempio e i profili genetici ricavati dalle tracce organiche repertate sulla scena, incluse quelle delle unghie della vittima . I PM puntano anche a reperire nuove fonti: purtroppo, alcuni oggetti chiave come pigiama, tastiera del PC e tappetino del bagno sono stati distrutti nel 2022 per questioni procedurali e logistiche .
Con Sempio di nuovo coinvolto, l’ipotesi di una revisione totale del caso è sul tavolo. Secondo alcuni consulenti, il DNA trovato sotto le unghie di Chiara non sarebbe riconducibile a Stasi, bensì compatibile con Sempio – anche se la difesa obietta che tracce genetiche maschili possano derivare da un uso condiviso di oggetti come computer e mouse . Nel frattempo, il paese di Garlasco rimane sospeso tra incredulità e attesa, mentre il legale della famiglia Poggi – Gian Luigi Tizzoni – sottolinea che questo rappresenta “il settimo tentativo di far cadere un giudicato” .





