Il conflitto in Medioriente ha raggiunto il giorno 627 con un’apparente svolta: il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Iran, definendolo “la fine di quella che dovrà essere ricordata come la guerra dei 12 giorni”. Secondo quanto riportano i media iraniani, la tregua è iniziata ufficialmente alle 6 del mattino, ora italiana.
Tuttavia, il fragile equilibrio è stato immediatamente messo alla prova. Pochi minuti dopo l’annuncio, Israele ha segnalato l’attivazione delle sirene antiaeree nel nord del Paese, a seguito del presunto lancio di un missile dall’Iran. In risposta, il ministero della Difesa israeliano ha minacciato una “reazione forte e mirata”, promettendo attacchi diretti a obiettivi strategici nel cuore di Teheran.
L’Iran, da parte sua, ha smentito ogni violazione della tregua, respingendo l’accusa di un nuovo lancio missilistico e accusando Tel Aviv di “cercare un pretesto per proseguire l’escalation”. Il governo iraniano ha anche annunciato la ripresa ufficiale del proprio programma nucleare, un gesto che rischia di riaccendere la tensione internazionale.
Nei giorni precedenti alla tregua, Israele aveva precisato che il vero obiettivo dell’offensiva non era un cambio di regime a Teheran, ma la neutralizzazione del programma nucleare e missilistico iraniano. “La doppia minaccia esistenziale dell’Iran è stata eliminata”, aveva dichiarato un portavoce del governo israeliano.
Il cessate il fuoco arriva in un momento critico: solo poche ore prima della sua entrata in vigore, un missile partito dall’Iran aveva colpito la città israeliana di Beer Sheva, nel sud del Paese, uccidendo almeno quattro persone.
Nonostante le dichiarazioni ufficiali, la tregua appare già compromessa. Resta alta l’allerta in tutta l’area mediorientale.





