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Giulia Tramontano, la difesa di Impagnatiello: “Nessuna premeditazione nè crudeltà”

Nessuna premeditazione, nessuna crudeltà. È questa la linea difensiva di Alessandro Impagnatiello, l’ex barman condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio della compagna Giulia Tramontano e del figlio che la donna, 29enne napoletana, portava in grembo. A pochi giorni dall’udienza d’appello – fissata per mercoledì 25 giugno presso la Corte d’Assise d’Appello di Milano – la sua legale, l’avvocata Giulia Geradini, ha depositato una memoria difensiva di 25 pagine con cui si chiede una riduzione della pena, attraverso l’esclusione delle aggravanti contestate in primo grado e il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Impagnatiello, si legge nel documento, non sarebbe “una persona crudele”, ma un uomo “travolto da un castello di bugie” costruito per mantenere “l’immagine perfetta di sé”. Una narrazione che, nelle intenzioni della difesa, punta a umanizzare l’imputato e a ridimensionare la gravità delle sue azioni sotto il profilo soggettivo.

Elemento centrale della strategia è lo smantellamento dell’aggravante della premeditazione. La difesa nega che l’omicidio fosse stato pianificato: contesta che divano e tappeti siano stati coperti prima dell’aggressione e ritiene non rilevante la ricerca su internet “ceramica bruciata vasca da bagno”, effettuata subito dopo il delitto. Anche la gestione del corpo della vittima viene descritta come “grossolana e maldestra”: a riprova, l’acquisto del carrello e della benzina solo dopo l’omicidio.

Uno dei punti più delicati riguarda la somministrazione di topicida a Giulia Tramontano nei mesi precedenti alla tragedia. Secondo l’atto difensivo, l’intenzione non era quella di uccidere la compagna, bensì di provocare un aborto, vissuto da Impagnatiello come una soluzione per preservare la sua immagine e gestire meglio le complicazioni familiari e professionali. Il figlio in arrivo – si legge nella memoria – era percepito come un ostacolo “per la carriera, la relazione e l’acquisto della casa futura”, ma l’interruzione volontaria della gravidanza sarebbe stata scartata proprio per evitare una crisi di immagine.

La difesa contesta anche l’aggravante della crudeltà. Giulia, secondo quanto riportato nella memoria, sarebbe stata colpita alle spalle e non avrebbe avuto il tempo di reagire né di comprendere ciò che stava accadendo. “Altrimenti – afferma il documento – avrebbe tentato di difendersi”. Da qui la richiesta di escludere la crudeltà come aggravante.

In chiusura, l’istanza difensiva chiede il riconoscimento delle attenuanti generiche: l’imputato avrebbe mostrato “pentimento sincero”, rivolto “immediate scuse alla famiglia della vittima” e fornito in aula una “lucida analisi” del proprio comportamento.

A rappresentare l’accusa in sede d’appello sarà la sostituta procuratrice generale Maria Pia Gualtieri. L’udienza si preannuncia delicata e ad alta tensione, anche sul piano mediatico e sociale: il caso Tramontano ha infatti scosso profondamente l’opinione pubblica, divenendo simbolo della violenza di genere e del femminicidio in Italia.

L’esito del processo d’appello sarà dunque decisivo non solo per il destino giudiziario di Alessandro Impagnatiello, ma anche per le riflessioni che continuerà a generare sulla giustizia, la verità e la memoria delle vittime.

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