Ha fatto discutere l’esibizione di Al Bano Carrisi al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, in Russia, lo scorso 20 giugno. Il cantante pugliese, insieme a Iva Zanicchi, si è esibito davanti a una folla di centinaia di migliaia di persone, proponendo un lungo concerto in cui non è mancato il celebre brano “Felicità”. Ma la scelta di partecipare a un evento in un Paese coinvolto nella guerra contro l’Ucraina ha sollevato critiche, tra cui anche quelle della sua ex moglie e storica partner artistica Romina Power.
A rispondere alle polemiche è stato lo stesso Al Bano, intervenuto ai microfoni di Pomeriggio Cinque News: “Prima di andare a San Pietroburgo mi sono informato: si trattava di un forum economico che organizzano da 15 anni, niente a che vedere con la politica o con la guerra”, ha dichiarato. E ha aggiunto: “Chi mi ha invitato è un professore italiano che vive lì da 40 anni. È stata una serata straordinaria. Ho fatto benissimo ad accettare, quella gente aveva bisogno di musica e di pace”.
Il cantante ha raccontato di aver avvertito un po’ di apprensione prima della partenza, ma una volta arrivato ha trovato una città calma e desiderosa di normalità: “San Pietroburgo è Russia e pensavo ci fosse qualche problematica legata al conflitto, invece ho trovato una serenità che mi ha colpito”.
Al Bano ha anche voluto chiarire il suo ruolo: “Sono un uomo di pace. Se mi invitassero in Ucraina, ci andrei subito. Quando è iniziata la guerra, ho accolto a casa mia tre bambini ucraini e la loro madre: sono rimasti con me un anno e mezzo. Io non mi schiero con i partiti né con le cosche. Sono un uomo libero”.
Il concerto, ha spiegato il cantautore, è durato quasi 50 minuti e ha coinvolto una platea di circa 600mila persone, a fronte di due milioni di richieste: “Non sono andato solo per cantare ‘Felicità’. Ho portato la mia musica e il mio messaggio. Non vedo dove sia l’errore”.
Le polemiche, però, continuano a dividere l’opinione pubblica. Se da una parte c’è chi condanna la scelta per motivi etici e politici, dall’altra c’è chi difende il diritto degli artisti di portare la propria arte ovunque, soprattutto quando il messaggio è quello della pace.





