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Clima, il Parlamento europeo boccia la procedura d’urgenza per il target 2040

Il Parlamento europeo ha respinto la richiesta di attivare la procedura d’urgenza per l’adozione del nuovo target climatico al 2040, segnando così un primo, acceso scontro politico nella nuova legislatura. La proposta, avanzata dai gruppi Socialdemocratico (S&D), Verdi (Greens/EFA) e Liberali (Renew Europe), non ha superato il vaglio dell’Aula: 300 voti favorevoli, 379 contrari e 8 astenuti.

La bocciatura blocca sul nascere l’idea di un iter accelerato per discutere uno degli obiettivi chiave del Green Deal europeo, ovvero la definizione dei nuovi limiti alle emissioni da raggiungere entro il 2040, dopo la scadenza già fissata del 2030.

La decisione arriva in un contesto profondamente mutato dopo le ultime elezioni europee, che hanno visto rafforzarsi le forze di destra e ultradestra, ora più influenti nelle commissioni parlamentari. Proprio in commissione Ambiente (ENVI), il gruppo Patrioti per l’Europa, espressione dell’estrema destra, è riuscito a ottenere la responsabilità di nominare il relatore per il dossier sul clima 2040. Una mossa che ha allarmato le forze progressiste, spingendole a chiedere la procedura d’urgenza per evitare ritardi e influenze politiche sul contenuto della proposta.

A pesare sulla bocciatura è stata la posizione del Partito Popolare Europeo (PPE), che aveva già annunciato l’intenzione di votare contro la procedura accelerata. I popolari hanno motivato la scelta con la volontà di procedere secondo la procedura ordinaria, ritenuta più adatta a un tema di così grande impatto economico, sociale e ambientale.

“Serve un dibattito approfondito e non una scorciatoia politica”, ha dichiarato un portavoce PPE, ribadendo la necessità di confrontarsi con tutte le parti sociali e con gli Stati membri prima di approvare nuovi obiettivi vincolanti.

Il voto di ieri è tutt’altro che irrilevante: rappresenta una frenata politica nel cammino verso la neutralità climatica dell’UE, obiettivo che la Commissione uscente aveva indicato come centrale nella roadmap europea. La definizione del target 2040 è considerata cruciale per guidare gli investimenti e le politiche nei prossimi 15 anni.

Il Green Deal europeo, fiore all’occhiello della passata legislatura, rischia ora di scontrarsi con una nuova fase di realismo politico e con l’opposizione crescente da parte di forze che mettono in dubbio la sostenibilità economica delle politiche ambientali più ambiziose.

Nonostante la bocciatura della procedura d’urgenza, il lavoro sul target climatico al 2040 proseguirà, ma con tempi più lunghi e un possibile cambiamento di tono. Il dibattito entrerà ora nel vivo con la nomina del relatore da parte dei Patrioti per l’Europa, una scelta che verrà seguita con attenzione da tutti i gruppi parlamentari, le ONG ambientaliste e i governi degli Stati membri.

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