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Aggredito  il deputato Borrelli a Santa Lucia di Serino per aver segnalato auto sui posti disabili

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Un convegno sugli animali, una sala piena di parole nobili, applausi, concetti alti: rispetto, civiltà, legalità. E appena fuori dalla porta, la realtà che spazza via ogni retorica. Una macchina parcheggiata sulle strisce pedonali. Un’altra sullo stallo per disabili. Il deputato Francesco Emilio Borrelli le vede, le segnala. Fa ciò che ogni cittadino dovrebbe fare, ciò che una società sana dovrebbe premiare. E invece viene aggredito.

Urla, spintoni, insulti. Una scena violenta, volgare, ma purtroppo familiare. Perché in questa parte d’Italia, come in troppe altre, chi richiama all’ordine è il nemico. La legalità non è un valore, è un’offesa. Il rispetto delle regole è visto come un atto ostile, una provocazione da punire. È il rovesciamento perfetto: non chi viola la legge, ma chi la difende, viene messo sotto accusa.

Non è solo un brutto episodio. È un’immagine precisa del Paese che siamo diventati. Dove ognuno si sente padrone del proprio metro quadro di asfalto. Dove si parcheggia dove si vuole, si urla più forte di chiunque osi dissentire, si comanda per diritto acquisito. Perché “qui ci siamo sempre comportati così”, perché “sono solo cinque minuti”, perché “tu chi sei per giudicare?”. Soprattutto se sei un politico, soprattutto se sei uno che ha fatto dell’onestà una bandiera. In quel caso, peggio ancora: diventi bersaglio. Fastidio pubblico. Colpevole di senso civico.

La scena è tutta lì, ripresa in un video, girato dal giornalista Enzo Costanza. Ma quello che colpisce di più non è solo la violenza in sé. È l’inerzia attorno. I carabinieri presenti che osservano, il sindaco che tace, la folla che guarda e non si muove. Tutti testimoni di qualcosa che non sarebbe dovuto accadere. Eppure accade. Perché alla fine, l’abitudine all’illegalità è così profonda che anche l’indignazione ha perso il suo riflesso.Il messaggio è chiaro, potente, devastante: se fai la cosa giusta, sarai solo. Sarai attaccato, isolato, deriso. In un contesto dove il rispetto per le regole è ormai visto come debolezza, non come forza. In un Paese dove la vera trasgressione è essere onesti.

Non servono grandi analisi. Basta guardare quella scena per capire che non siamo di fronte a un caso isolato, ma a un sistema malato. Un sistema in cui la legge è sopportata solo finché non disturba le abitudini, le furbizie, le scorciatoie. Un sistema dove la giustizia è evocata solo quando torna comoda, e dimenticata ogni volta che pretende coerenza.

E allora non sorprendiamoci se chi denuncia viene aggredito. Stupiamoci piuttosto del fatto che ci sia ancora qualcuno disposto a farlo.

 

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