Mercoledì sera Israele ha lanciato un attacco aereo contro il ministero della Difesa siriano, situato nella capitale Damasco. Un primo raid con droni ha colpito l’ingresso dell’edificio, seguito da bombardamenti più intensi nella stessa area. Al momento non si conoscono con precisione il numero delle vittime o dei feriti.
Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha rilanciato sui social un video che mostra una presentatrice tv siriana costretta a cercare riparo durante l’attacco, accompagnando il post con la frase «Cominciano i colpi pesanti». Nei giorni precedenti l’esercito israeliano aveva già bombardato le forze di sicurezza siriane nella città di Suwayda, nel sud della Siria, dove sono in corso violenti scontri tra la comunità drusa e quella sunnita beduina.
Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede nel Regno Unito ritenuta affidabile, finora negli scontri tra drusi e beduini nel sud della Siria sono state uccise 248 persone. Gli scontri, iniziati la settimana scorsa, si sono rapidamente estesi a tutta la regione.
Israele ha giustificato questi raid come misura di protezione verso la comunità drusa, con cui mantiene rapporti stretti. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato: «Stiamo operando per salvare i nostri fratelli drusi». Inoltre, Tel Aviv mira a impedire alle forze governative siriane di avvicinarsi al confine, considerato una zona demilitarizzata fondamentale per la sicurezza israeliana.
L’attacco a Damasco rappresenta un netto salto di tensione rispetto ai bombardamenti precedenti nel sud del paese. Non è ancora chiaro se si tratti di un avvertimento rivolto al governo ad interim di Ahmed al Sharaa, salito al potere dopo la caduta di Bashar al Assad, o se sia l’inizio di una campagna militare prolungata nella regione.





