A Moschiano, piccolo comune dell’Irpinia, è entrata in vigore un’ordinanza che ha già fatto discutere ben oltre i confini del paese: vietato nutrire animali randagi o selvatici, anche con le migliori intenzioni. A firmarla è stato il sindaco Sergio Pacia, che giustifica la decisione con “problematiche igienico-sanitarie” e la necessità di “tutelare il decoro urbano”.
Il provvedimento prevede il divieto assoluto di somministrare cibo o lasciare contenitori con avanzi a cani, gatti e altre specie selvatiche. Per i trasgressori sono previste sanzioni tra i 25 e i 500 euro. L’ordinanza si appoggia a normative regionali e nazionali in tema di sicurezza urbana e sanità pubblica e chiede alle forze dell’ordine di vigilare sul rispetto del divieto.
Ad ogni modo al di là della burocrazia e delle regole, resta una domanda scomoda: può davvero essere vietato un gesto di compassione? È giusto punire chi tenta di aiutare un animale affamato?
Molti cittadini sostengono che si tratti di una misura eccessiva, che confonde il disordine con la bontà, il rischio igienico con la pietà. Altri ricordano che gestire il randagismo non può significare ignorarlo, o peggio, punire chi prova ad alleviarne gli effetti con piccoli gesti concreti.
Ora la palla torna al primo cittadino. In molti si augurano che il sindaco Sergio Pacia voglia aprire un confronto pubblico, ascoltare le voci contrarie, magari anche rivedere – almeno in parte – una decisione che rischia di trasformare un problema sociale in una battaglia tra regole e coscienza.






