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Delitto di Alessandro Venier a Gemona: la telefonata al 112 cambia lo scenario

Nuovi inquietanti sviluppi emergono nell’omicidio di Alessandro Venier, il 34enne trovato senza vita, fatto a pezzi e cosparso di calce viva nel garage della casa di famiglia. Fin dall’inizio, la madre Lorena Venier aveva confessato il delitto, dichiarando di aver agito insieme alla compagna della vittima, Mailyn Castro Monsaldo, in un gesto estremo per “salvare” la giovane donna da un’escalation di violenze domestiche. Ma ora, secondo quanto riportato dal Corriere del Veneto, il contenuto della telefonata al 112 potrebbe riscrivere completamente la dinamica dei fatti.

L’operatrice del numero di emergenza avrebbe riferito ai carabinieri che, durante la chiamata, Mailyn avrebbe chiesto aiuto per fermare Lorena: “No Lorena… Aiuto… Venite in via dei Lotti. Mia suocera vuole ammazzare suo figlio.”

Parole che potrebbero ribaltare la narrazione iniziale fornita dalla madre. Quando i militari sono arrivati nell’abitazione, Lorena avrebbe tentato di impedire alla nuora di parlare. Poco dopo, il corpo del 34enne è stato rinvenuto in un bidone nel garage, fatto a pezzi e nascosto sotto uno strato di calce viva, acquistata pochi giorni prima online.

Durante l’interrogatorio, Lorena ha spiegato di aver agito per proteggere la nuora e la nipotina. Il figlio, ha detto, era violento e lei temeva che una volta trasferitisi in Colombia, come era previsto per il giorno dopo l’omicidio, Mailyn sarebbe stata in pericolo.
“L’avrebbe finita, una volta lontano da me”, avrebbe detto ai carabinieri.

Lorena ha raccontato di aver agito insieme a Mailyn: dopo aver narcotizzato il figlio con della limonata alterata, gli avrebbe iniettato dell’insulina per renderlo incosciente. Poi, il tentativo fallito di soffocarlo a mani nude, fino al presunto intervento della nuora che, secondo il racconto, lo avrebbe finito con i lacci delle scarpe. Il corpo, sezionato con un attrezzo da legna, era destinato — secondo la madre — a essere abbandonato in montagna, luogo amato dalla vittima.

Lorena ha più volte sottolineato che Alessandro era violento e che Mailyn “era come una figlia”. Ma gli elementi emersi mettono in discussione questa versione. Secondo l’avvocato di Mailyn, la donna presenta diversi lividi recenti sulle braccia, e avrebbe dichiarato che a provocarglieli sarebbe stata la suocera, non il compagno.

Una circostanza che, se confermata, sposterebbe l’attenzione investigativa sulla reale dinamica dell’omicidio: Mailyn era complice o vittima?

Secondo gli inquirenti, Alessandro aveva precedenti per comportamenti aggressivi e un licenziamento dovuto a una lite violenta sul lavoro. Ma il contesto resta complesso.

Lorena Venier sostiene che il piano fosse di far sparire il corpo con calma, ma Mailyn, in preda a una crisi, avrebbe improvvisamente deciso di telefonare al 112. Durante quella chiamata, la frase “No Lorena, no” potrebbe riferirsi proprio a una colluttazione tra suocera e nuora, con la prima che cercava di strapparle il telefono di mano.

Se così fosse, i lividi rilevati sul corpo di Mailyn potrebbero essere la conseguenza di quel momento concitato, e non necessariamente di violenze precedenti. Ma resta il dubbio: la telefonata è stata un tentativo disperato di denunciare un omicidio in corso, o un gesto tardivo in seguito a un piano già attuato?

Gli inquirenti stanno ora ricostruendo nei dettagli le ultime ore di vita di Alessandro Venier, analizzando testimonianze, referti e soprattutto la telefonata al 112, che potrebbe diventare un elemento chiave per stabilire le responsabilità individuali.

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