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Ombrelloni chiusi e spiagge vuote: Gassmann accende il dibattito sulla crisi del turismo balneare

«Cari amici gestori di stabilimenti balneari, leggo che la stagione non sta andando bene. Secondo voi perché? Forse avete un po’ esagerato con i prezzi?». Con queste parole, Alessandro Gassmann, attore impegnato e voce spesso scomoda del dibattito pubblico, ha riacceso una questione che in molti avevano già avvertito camminando tra gli ombrelloni chiusi e i lettini vuoti delle coste italiane.

Una constatazione che, per quanto semplice, tocca un nervo scoperto: la flessione del turismo balneare è reale, e riguarda trasversalmente l’intero Paese. Dalla Riviera Romagnola alla Calabria, passando per la Versilia e le spiagge laziali, il numero di presenze è in calo. Secondo i dati diffusi dal Sindacato Italiano Balneari, si parla di una flessione media del 15%, con punte che arrivano al 25% in Emilia-Romagna e Calabria.

Il messaggio di Gassmann – chiaro, diretto e accompagnato ironicamente da un sottofondo musicale dei Righeira – pone l’accento su una questione economica, ma con un “forse” che lascia spazio a dubbi più ampi: è davvero solo una questione di prezzi?

Per Simone Battistoni, presidente dei Balneari dell’Emilia Romagna, la risposta è sì, ma con una sfumatura diversa: «Anche quando le spiagge sono piene, i consumi sono calati. Se prima la gente veniva per due settimane, adesso si ferma una sola, o solo nel weekend. I prezzi? Non sono aumentati, ma ci sono meno soldi in circolo».

Lo stesso fenomeno è osservato anche al Sud. Giuseppe Aieta, sindaco di Cetraro, in provincia di Cosenza, racconta come il calo di presenze sia ormai strutturale: «Il turismo balneare tradizionale è in decrescita. Per fortuna ci salva il nostro porto turistico, gestito dal Comune, con le tariffe più basse d’Italia».

Il calo non riguarda solo il mare. Anche gli agriturismi registrano segnali simili: prenotazioni brevi, soggiorni mordi e fuggi, e un’incertezza generale. «La tendenza è verso soggiorni di due o tre notti – denuncia Agriturist, associazione legata a Confagricoltura –. Il pienone di Ferragosto non basterà a compensare una stagione difficile».

C’è chi però invita alla prudenza nei giudizi. La ministra del Turismo Daniela Santanché definisce “fuorviante” parlare di crisi, sottolineando come l’Italia, nei primi due mesi estivi, sia stata ai vertici del mercato Mediterraneo, con tariffe competitive rispetto a Grecia e Spagna. Giugno ha registrato un tasso di saturazione del 48%, luglio oltre il 43%.

A offrire un’analisi più approfondita è Gabriele Manella, docente di Sociologia del turismo e sviluppo del territorio all’Università di Bologna – Campus Forlì: «Probabilmente è il concorso di diversi fattori: caro-prezzi, nuovi stili di vita, maggiore frammentazione dell’offerta turistica». Secondo Manella, non è tanto in crisi un modello quanto il concetto stesso di vacanza, che si sta ridefinendo con abitudini più flessibili, mete nuove e forme alternative di viaggio, come il turismo lento o itinerante. Ma il professore invita a non trarre conclusioni affrettate: «Aspetterei prima di dire che il modello romagnolo o di altri territori è in crisi. La Riviera ha superato anche la mucillagine del 1989, credo che continuerà a essere molto competitiva».

Intanto le località montane registrano un boom di presenze, forse per effetto del cambiamento climatico o semplicemente per la nuova attrattiva lanciata da mode e influencer. Non mancano le provocazioni: proprio ieri il Comitato per la salvaguardia dei passi dolomitici ha chiesto di rinunciare al riconoscimento Unesco per frenare l’eccessiva affluenza.

Insomma, troppi turisti o troppo pochi, resta un problema. Gassmann, intanto, con un post ironico e pungente, ha messo il dito nella piaga. L’estate, però, non è ancora finita. C’è ancora tempo per capire se sarà ricordata per le code in montagna o per le spiagge deserte.

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