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Garlasco, la Procura chiarisce il giallo del DNA ignoto nella bocca di Chiara Poggi: “Fu contaminazione da autopsia”

È arrivato oggi, martedì 12 agosto, il comunicato ufficiale della Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, che chiarisce uno degli aspetti più discussi della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, avvenuto nel 2007. Al centro dell’attenzione, il presunto DNA maschile sconosciuto rinvenuto nella bocca di Chiara Poggi, la giovane uccisa 18 anni fa nella sua abitazione.

Secondo quanto affermato dalla Procura, il materiale genetico sarebbe frutto di una contaminazione avvenuta durante l’autopsia e non appartenente a un nuovo potenziale responsabile.

«A seguito del rinvenimento di un profilo genetico sconosciuto su una garza, utilizzata 18 anni fa dal medico legale per il prelievo di materiale biologico dalla bocca della vittima – si legge nella nota – la Procura di Pavia, ritenendo possibile una contaminazione con precedenti esami autoptici, ha disposto approfondimenti specifici.»

Il frammento genetico sarebbe dunque finito sul corpo della vittima per contatto con materiale utilizzato in precedenti autopsie, probabilmente senza adeguata sanificazione degli strumenti.

Le analisi comparative, condotte dai genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani, non erano previste nel quadro dell’incidente probatorio in corso, ma sono state avviate per evitare speculazioni su un presunto terzo uomo coinvolto nel delitto.

In particolare, è stato eseguito un confronto tra il profilo genetico rilevato sul reperto e quello di cinque soggetti maschi le cui autopsie furono effettuate in concomitanza temporale con quella di Chiara Poggi. I risultati hanno mostrato una concordanza parziale tra il DNA presente sulla garza e uno dei soggetti identificato in modo anonimo con il codice 153E.

«Tale dato, in questa forma incompleta, è suggestivo della provenienza del materiale biologico maschile dal soggetto identificato dal codice 153E» afferma la Procura. Parallelamente, la Procura ha affidato ulteriori accertamenti sulle cause della morte a Cristina Cattaneo, nota antropologa e medico legale, già coinvolta in molte indagini complesse a livello nazionale. La nota della Procura difende anche il lavoro della genetista Denise Albani, già coinvolta nei lavori dell’incidente probatorio: «Il suo operato ha ricevuto unanime riconoscimento da tutte le parti coinvolte per la serietà e la metodologia adottata.»

Il comunicato si conclude con un monito rivolto ai media: «Ogni dichiarazione o riferimento alla Procura di Pavia, in assenza di comunicazioni ufficiali, è da ritenersi privo di fondamento.»

Con questo intervento, la Procura di Pavia intende porre fine alle speculazioni sul presunto DNA ignoto e ribadire la necessità di attenersi ai riscontri ufficiali. L’inchiesta resta aperta, con Andrea Sempio ancora indagato, ma l’ipotesi di un “terzo uomo” sembra oggi più lontana che mai.

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