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Nepal: giovani in piazza contro corruzione e nepotismo, Parlamento incendiato e premier dimissionario

Il Nepal è precipitato in una delle sue crisi politiche e sociali più gravi degli ultimi decenni. Dopo due giorni di proteste violente e diffuse in tutto il Paese, il primo ministro K.P. Sharma Oli ha annunciato le sue dimissioni, nel tentativo di placare l’ondata di rabbia esplosa in particolare tra i giovani della Generazione Z, protagonisti della mobilitazione contro corruzione, nepotismo e inadeguatezza della classe dirigente.

Le manifestazioni, iniziate pacificamente nella capitale Katmandu, si sono rapidamente trasformate in scontri durissimi con la polizia: il bilancio provvisorio parla di 19 morti e oltre 400 feriti tra i manifestanti, in gran parte studenti e giovani under 30. A nulla è servito il coprifuoco imposto dalle autorità: migliaia di persone sono scese in strada, assaltando e incendiando edifici governativi, tra cui il Parlamento, l’ufficio del Presidente e la Corte Suprema.

Tra gli episodi più drammatici, l’incendio della villa dell’ex premier Jhalanath Khanal, in cui ha perso la vita sua moglie, Rajyalaxmi Chitrakar, a causa delle ustioni riportate. Sono stati presi di mira anche palazzi reali, sedi fiscali, tribunali e la redazione del principale quotidiano nazionale, Kantipur Post, in un’escalation che ha colpito simboli del potere politico, giudiziario e mediatico.

Con l’aeroporto internazionale bloccato, il Paese è di fatto isolato. L’esercito ha rilasciato un comunicato in cui si dice “impegnato a difendere la sovranità e l’unità nazionale”, ma non ha finora imposto la legge marziale. Il presidente Ram Chandra Paudel ha lanciato un appello al dialogo nazionale, convocando per i prossimi giorni tutti i partiti politici. Ma la piazza sembra avere altri interlocutori.

Alla guida delle proteste non ci sono partiti o sigle sindacali, ma una nuova generazione di cittadini, nati e cresciuti tra crisi economiche, disastri naturali e instabilità politica. Rifiutano i simboli della vecchia politica e chiedono riforme profonde, trasparenza e accesso alle opportunità.

A emergere come figura simbolica della rivolta è Balendra Shah, noto come Balen, ingegnere civile, rapper e sindaco indipendente di Katmandu dal 2022. Considerato un paladino della lotta alla corruzione, viene ora indicato da molti come possibile leader di una transizione politica e morale nel Paese.

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