La Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria internazionale diretta verso Gaza, è stata attaccata nella mattinata di martedì 24 settembre in acque internazionali a sud di Creta. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, almeno tre imbarcazioni — Zefiro, Morgana e Taigete — sono state colpite da droni, bombe sonore e oggetti non identificati, in un’azione che ha danneggiato gravemente due barche e creato panico tra gli equipaggi. Fortunatamente, non si registrano feriti, ma la tensione resta altissima.
A denunciare l’accaduto è stata Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla e presente a bordo della Morgana. In un video diffuso sui social, Delia ha parlato di una “violazione gravissima del diritto internazionale” e ha lanciato un appello urgente alla Farnesina e alle autorità internazionali.
Secondo le testimonianze, la Zefiro ha subito la distruzione dello strallo di prua a causa di un ordigno, mentre la vela principale della Morgana è stata danneggiata. La Taigete è stata raggiunta da un drone, ma non ha riportato danni visibili. Le tre imbarcazioni si trovavano tra Creta e il confine marittimo egiziano, procedendo verso Gaza con una velocità moderata. Alcuni membri degli equipaggi hanno segnalato anche interferenze radio e rumori metallici sospetti a bordo.
Dagli Stati Uniti, dove è impegnato all’Assemblea Generale dell’ONU, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di aver incaricato l’ambasciata italiana a Tel Aviv di raccogliere informazioni dettagliate sull’accaduto. Ha inoltre chiesto al governo israeliano garanzie per la sicurezza dei cittadini italiani a bordo, sottolineando che qualsiasi operazione militare in acque internazionali deve attenersi “al diritto internazionale e al principio di cautela assoluta”.
La Farnesina ha reso noto che l’Italia sta monitorando la situazione in stretto coordinamento con le Nazioni Unite e che fornirà il supporto necessario alle persone coinvolte.
Non si tratta del primo attacco subito dalla Flotilla. Il 10 settembre scorso, l’imbarcazione Alma era stata colpita da un ordigno incendiario nel porto tunisino di Sidi Bou Said. Allora, le autorità locali avevano parlato di incidente, ma gli attivisti avevano denunciato un’azione intimidatoria. Anche oggi, i membri della Flotilla insistono: “Ogni attacco non fa che rafforzare il nostro impegno verso Gaza”, si legge in una nota ufficiale.
L’attacco in mare arriva in un momento già delicato per la Flotilla, segnata da crescenti tensioni interne. Nelle ultime ore, il giornalista e attivista Yusuf Omar ha annunciato il proprio ritiro dalla missione, criticando la gestione mediatica e la scarsa attenzione alla crisi umanitaria rispetto alla visibilità dei leader del progetto.
A sorpresa, anche Greta Thunberg ha comunicato la sua uscita dal consiglio direttivo della Global Sumud Flotilla. L’attivista svedese, pur restando a bordo in qualità di semplice partecipante, ha dichiarato di non condividere “l’approccio troppo autoreferenziale” della comunicazione ufficiale e ha chiesto un ritorno al focus originario: “La crisi di Gaza deve essere al centro, non le dinamiche interne”.
A complicare ulteriormente la situazione, alcune accuse mosse da attivisti e sostenitori in merito a presunte posizioni ostili alla comunità LGBTQ+ emerse da post di membri dell’organizzazione. Sebbene la direzione della Flotilla non abbia ancora rilasciato un commento ufficiale, la questione ha riacceso un acceso dibattito sull’identità politica e inclusiva del movimento. Greta Thunberg, senza riferimenti diretti, ha scritto sui social: “La solidarietà è vera solo se non discrimina”.
La Global Sumud Flotilla è partita nel 2025 con l’obiettivo dichiarato di portare aiuti umanitari a Gaza, simbolicamente rompendo il blocco navale imposto da Israele. Le barche sono salpate da porti di tutta Europa e del Nord Africa, come Barcellona, Genova, Tunisi e Catania, sostenute da Ong, associazioni pacifiste e attivisti internazionali.
Mentre le acque del Mediterraneo si fanno sempre più pericolose, la Flotilla resta in rotta verso Gaza. Ma tra attacchi esterni e divisioni interne, la missione umanitaria si trova ora al centro di una tempesta non solo politica, ma anche simbolica.





