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Assolta la maestra Daniela Casulli, accusata di aver adescato degli adolescenti: “Il fatto non costituisce reato”

È stata assolta in appello Daniela Casulli, la maestra elementare barese condannata in primo grado a sette anni e tre mesi di reclusione con l’accusa di aver adescato alcuni adolescenti. Il collegio presieduto dalla giudice Rosa Calia Di Pinto ha stabilito che “il fatto non costituirebbe reato”.

La decisione, arrivata dopo un lungo percorso giudiziario, consente alla docente 48enne di tornare a scuola, essendo decadute anche le pene accessorie previste dalla precedente sentenza, come l’interdizione dai pubblici uffici e il divieto di lavorare a contatto con minori.

La vicenda risale all’estate del 2021, quando la maestra – rientrata a Bari per le vacanze – fu accusata di aver intrattenuto rapporti con alcuni adolescenti. L’inchiesta era partita dopo la segnalazione di alcune madri, insospettite dal materiale trovato nei telefoni dei figli. I carabinieri, intervenuti in un bed and breakfast della città, avevano sorpreso la donna in compagnia di un minore.

Daniela Casulli non aveva mai negato di aver frequentato alcuni ragazzi, ma aveva sostenuto di non aver commesso reati nei loro confronti. In primo grado era stata riconosciuta colpevole di produzione di materiale pedopornografico e corruzione di minorenne.

Con la sentenza di assoluzione, la Corte d’Appello di Bari ha ribaltato completamente la precedente decisione. «La Corte, con questa assoluzione piena, ha voluto ristabilire il valore della giustizia e della legalità, prendendo chiaramente le distanze da una gestione del processo che aveva mostrato gravi criticità», ha commentato la docente sui social. «È una decisione che riafferma che a Bari la giustizia esiste, che i principi della Costituzione e del giusto processo non sono parole astratte, ma garanzie concrete per ogni cittadino».

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