Il calzolaio, simbolo di un sapere antico e di un’Italia che continua a credere nel valore delle mani, torna protagonista grazie alla quarta edizione del Calzita LAB, ospitata il 25 e 26 ottobre al Movicentro di Bra. L’evento, organizzato dall’Associazione Calzolai Italiani, ha celebrato una professione che non si limita a riparare scarpe, ma rigenera oggetti, relazioni e valori, dimostrando come la riparazione possa essere non solo un mestiere, ma un’etica.
“Riparare non è un gesto marginale, ma un atto di responsabilità verso l’ambiente e verso la memoria delle cose”, ha sottolineato Simone Usai, presidente dell’associazione. “Quando rimettiamo a nuovo una scarpa, non sostituiamo soltanto una suola, ma restituiamo senso a un legame tra chi la indossa e chi la cura”. Parole che hanno trovato eco tra gli artigiani presenti, come Antonio Italo, calzolaio di lungo corso e punto di riferimento per i giovani del mestiere, che ha definito la riparazione “un modo di resistere all’idea che tutto sia destinato a finire presto, un gesto di rispetto verso il lavoro e la materia”.
Durante i due giorni, il Calzita LAB ha offerto ai partecipanti un programma di formazione di alto livello, con workshop tecnici tenuti da esperti del settore. Il dottor Giacomo Zorzi di Lineapelle ha illustrato l’evoluzione della concia e del trattamento delle pelli in chiave sostenibile, mettendo in luce la necessità di una filiera sempre più trasparente e attenta all’impatto ambientale. I tecnici Alessandro Melison di Fenice e Antinea Franciosa di Angelus hanno approfondito le nuove tecniche di tintura e personalizzazione, sottolineando come oggi il colore non sia più un semplice ritocco, ma un vero linguaggio creativo e strutturale della riparazione. Gli artigiani Francesca Sonzogni, Giuseppe Ciriello e Rosanna Ruscio hanno invece condiviso le più aggiornate tecniche di lavorazione della pelletteria, mostrando come tradizione e innovazione possano convivere nella stessa cucitura.
L’evento è stato anche un’occasione di confronto e spettacolo con la seconda edizione di MasterShoes, la competizione internazionale dedicata alla maestria nella riparazione e nel restauro della calzatura, che ha visto calzolai italiani e francesi sfidarsi davanti a una giuria di esperti. Non solo una gara, ma un modo per rendere visibile la passione e la precisione che animano ogni bottega.
Accanto all’area formativa, un’ampia sezione espositiva ha riunito aziende leader della filiera calzaturiera – da Nuova Ginev srl a Casali, da SVIG MOVI a CARREA Prestige, da LG di Gennaro Borsella a Fratelli Chiesa, fino alla software house Pointer – tutte impegnate nel promuovere strumenti e materiali che valorizzano la durabilità, la riparazione e il riuso.
“Non siamo qui per vendere scarpe nuove, ma per far camminare quelle che hanno già fatto strada”, ha ricordato Usai nel discorso di chiusura, affiancato dai membri del direttivo Christian Fogliani, Catello Landi e Alessio Fiorilla. E in questa filosofia, condivisa anche da maestri come Antonio Italo, risiede la vera essenza di Calzita LAB: la convinzione che ogni scarpa aggiustata sia una piccola vittoria contro lo spreco, un passo verso un’economia più umana e sostenibile.
A Bra, tra il rumore discreto dei martelli e il profumo del cuoio, il Calzita LAB ha dimostrato che la sostenibilità non è solo una parola, ma una pratica concreta fatta di gesti antichi e idee nuove. Perché quando un calzolaio rimette a nuovo una scarpa, non salva solo un oggetto: salva una storia, un lavoro, e un pezzo di futuro.





