Emergono nuovi sviluppi nel caso di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Secondo le anticipazioni dell’analisi biostatistica condotta dalla genetista Denise Albani, specialista del gabinetto di polizia scientifica nominata dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, il Dna rilevato sulle unghie della vittima risulterebbe compatibile con quello di Andrea Sempio, 38enne amico d’infanzia di Marco Poggi, fratello della ragazza.
La perita ha rilevato una “piena concordanza” tra l’aplotipo Y individuato nel 2007 e la linea paterna di Sempio, un profilo condiviso solo da un numero molto ristretto di individui, limitato ai familiari maschi. La comunicazione preliminare di Albani è stata trasmessa mercoledì ai consulenti delle parti e alla procura tramite posta elettronica certificata. La perizia definitiva sarà depositata all’inizio di dicembre e discussa nell’udienza fissata a Pavia il 18 dicembre.
La difesa di Sempio ha definito gli esiti “non particolarmente rilevanti”, sottolineando che si tratta di un Dna degradato, parziale, misto e non consolidato, e sollevando la possibilità che la traccia genetica possa essere stata trasferita indirettamente da un oggetto e non tramite contatto diretto. I consulenti nominati dai legali di Sempio, Armando Palmegiani e Marina Baldi, hanno evidenziato come il dato statistico non sia sufficientemente robusto per attribuire responsabilità.
Dello stesso parere sono i consulenti della famiglia Poggi, che considerano i dati non consolidati e nulli. Secondo loro, le analisi documentali del 2014, effettuate dallo stesso perito Francesco De Stefano durante l’appello bis che portò alla condanna di Alberto Stasi, avevano già definito la traccia “non comparabile”. Per questo, secondo i consulenti, non sarebbe scientificamente valido utilizzarla in una valutazione biostatistica.
La nuova perizia di Albani si discosta dai risultati di De Stefano, che undici anni fa considerò il Dna “non consolidato”, contribuendo alla richiesta di archiviazione delle indagini su Sempio nel 2017, avanzata dall’allora procuratore aggiunto Mario Venditti, oggi indagato per corruzione in atti giudiziari.
La genetista ha spiegato che i campioni precedentemente analizzati non erano omogenei e che l’aplotipo rilevato rappresenta un cromosoma Y condiviso tra tutti i soggetti imparentati in linea paterna, quindi non identificativo di un singolo individuo. I profili ottenuti sono parziali e non completi, ma Albani li ritiene comunque sufficienti per indicare la “piena concordanza” con la linea paterna di Sempio.
Il prossimo 18 dicembre, durante l’udienza a Pavia, le parti discuteranno le possibili modalità con cui quella traccia genetica potrebbe essere finita sulle mani di Chiara Poggi: attraverso contatto diretto durante il delitto o per trasferimento indiretto da un oggetto precedentemente maneggiato da Sempio nell’abitazione della famiglia Poggi.
L’esito dell’udienza sarà determinante per chiarire il ruolo dell’indagato e l’attendibilità scientifica della traccia genetica emersa dopo anni di controversie sulle perizie del caso.





