Marcia indietro del governo sulla stretta al riscatto della laurea ai fini delle pensioni anticipate, una misura che avrebbe comportato un allungamento fino a 30 mesi per la maturazione del diritto alla pensione. La norma, inserita nel maxi emendamento omnibus da 3,5 miliardi di euro depositato dall’esecutivo, è stata infatti cancellata integralmente nel pomeriggio di giovedì, dopo le forti tensioni emerse all’interno della maggioranza. Resta invece, almeno per ora, l’allungamento delle cosiddette “finestre” di uscita per il pensionamento anticipato, anche se su questo fronte potrebbero arrivare correttivi nelle prossime ore.
La riformulazione dell’emendamento del governo ha eliminato del tutto la parte relativa al riscatto della laurea, mentre continua il confronto politico sulle finestre pensionistiche. A spingere per lo stop è stata in particolare la Lega. «Ho fatto depositare un emendamento che cancella la parte relativa alle pensioni, sia sulle finestre sia sul riscatto della laurea, sostituendola con una copertura che abbiamo individuato nell’Irap sulle banche, specificando che si tratta di una clausola di salvaguardia», ha spiegato Claudio Borghi, senatore leghista e relatore alla Manovra.
Intanto, il governo prepara un decreto ad hoc. «La decisione della maggioranza è quella di stralciare gran parte dell’emendamento del governo e far sopravvivere solo la parte dedicata al Pnrr e al superammortamento. Tutto il resto verrà trasfuso in un decreto che sarà approvato la prossima settimana», ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, al termine di una serie di riunioni seguite allo stallo provocato dallo stop della Lega alle norme sulle pensioni.
A far esplodere il caso era stata la prima stesura del maxi emendamento approdato martedì a Palazzo Madama, con cui l’esecutivo aveva di fatto ridisegnato i contorni del disegno di legge di bilancio varato a ottobre. Due i punti più contestati. Il primo riguardava l’allungamento delle finestre mobili per il pensionamento anticipato: dal 2031 era previsto un posticipo di tre mesi per la decorrenza della pensione, destinato ad aumentare progressivamente fino a sei mesi per chi matura i requisiti nel 2035. Il secondo punto, già accantonato, prevedeva che dal 2031 il riscatto della laurea breve avesse un peso minore nel raggiungimento dei requisiti per il prepensionamento, in modo progressivo.
Secondo i senatori di maggioranza, si trattava di una clausola di salvaguardia per far fronte a eventuali ammanchi di cassa legati alla previdenza complementare. La Lega aveva proposto di coprire eventuali costi aumentando l’Irap sulle banche, ma su questa ipotesi era arrivato un primo stop da Forza Italia.
Durissimo l’attacco delle opposizioni. «Questa è l’implosione della maggioranza», ha commentato il capogruppo Pd in commissione Bilancio al Senato, Daniele Manca, parlando di un emendamento «sostanzialmente azzerato dai problemi politici». Critica anche la senatrice di Italia Viva Raffaella Paita: «Il ministro Giorgetti è venuto a manovra chiusa con un’altra manovra da 3,5 miliardi. Oggi tutto questo non c’è più. Se avesse un po’ di dignità, si dimetterebbe». Più cauta la posizione del M5S, con il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli che ha chiesto di «vedere il testo» prima di assumere ulteriori iniziative.





