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Licenziato per 1,60 € di resto preso dalla macchinetta del caffè: il tribunale lo risarcisce con 18 mensilità

Un episodio apparentemente banale davanti a un distributore automatico di caffè è costato il posto di lavoro a un dipendente di una società bresciana. L’uomo, però, ha deciso di impugnare il licenziamento e il Tribunale di Brescia gli ha dato ragione, riconoscendogli un risarcimento pari a 18 mensilità.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo, durante una pausa lavorativa, non aveva ricevuto circa 1,60 € di resto dalla macchinetta. Il giorno successivo, con la supervisione di un tecnico, aveva prelevato le monete rimaste all’interno della macchina. Un collega aveva notato la scena e informato la direzione, che aveva deciso di licenziarlo accusandolo di essersi appropriato indebitamente del denaro.

Nel corso del procedimento, l’azienda aveva inoltre sostenuto che il dipendente avesse avuto comportamenti aggressivi verso il collega, ma il giudice ha ritenuto le accuse non sufficientemente fondate. La colluttazione descritta era limitata a un comportamento sgarbato, senza alcuna minaccia concreta.

La decisione del tribunale si è basata sulla sproporzione tra la gravità del comportamento contestato e la misura estrema del licenziamento, confermando il principio della proporzionalità delle sanzioni disciplinari. Pur non chiedendo la reintegrazione nel posto di lavoro, il dipendente riceverà dunque un risarcimento significativo.

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