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La tela bianca e l’amicizia in frantumi: Art tra ironia, ferocia e finzioni di riconciliazione

A cura di Ciro Borrelli

Un quadro bianco non è un quadro, è un ossimoro. Eppure il facoltoso e appassionato di arte contemporanea Serge (Michele Sinisi) ha pagato una cifra da capogiro per accaparrarsi una grossa tela bianca, che reca la firma del maestro Antrios. Gli amici Yvan e Marc, interpretati rispettivamente da Daniele Parisi e da Michele Riondino, che di Art è anche regista, tentano di aprirgli gli occhi. Ma Serge, caparbio, si ostina a vedere qualcosa in quel dipinto, del cui acquisto va addirittura fiero. Ne scaturisce una fitta conversazione, che toccherà i temi universali delvalore dell‘amicizia e della polivalenza dell‘arte. Un acceso scambio verbale che sfocerà nel conflitto, nella crudeltà e nel livore. Il riaffiorare di vecchi e mai sopiti rancori e l’emergere di ambiguità e doppiogiochismo metterà a dura prova e a serio rischio una consolidata e datata amicizia.

La tela finirà per essere violata con uno scarabocchio: profanazione dell’arte e scherzo necessario per sanare la crepa? Lo spettatore lo scoprirà soltanto alla fine di questo classico contemporaneo, uno dei testi più emblematici e discussi della drammaturgia francese, scritto da Yasmina Reza, attrice e sceneggiatrice, le cui opere, adattate e rappresentate in molti Paesi, sono state premiate con numerosiriconoscimenti. Un dramma solo apparentemente leggero che utilizza l’arte come mezzo per interrogare i rapporti umani e mettere in luce la sottile fragilità delle amicizie e dei rapporti umani, mischiando e dosando sapientemente sarcasmo e malinconia, sullo sfondo di un’incantevole Parigi di fine anni Ottanta.

Notevole la prova degli interpreti, esibitisi il 13 febbraio scorso al Teatro Nuovo di Napoli. Convincente Riondino, una spanna più in su degli altri. Eppure, questa versione sembra concludersi in modo troppo innocuo. Il finale pare voler accomodare fino all’inverosimile, come se si potesse azzerare tutto il negativo con un colpo di spugna, come se anche le offese e le parole, taglienti come rasoi, fossero scritte col pennarello lavabile. Il risultato? Quella perfidia nascosta sotto la polvere, che caratterizza la pièce, pare esser stata volutamente e forzatamente occultata: una ricucitura troppo sincera, talmente sincera da risultare falsa.

ART di Yasmina Reza
traduzione di Federica Di Lella e Lorenza Di Lella
regia di Michele Riondino
con Michele Riondino, Daniele Parisi, Michele Sinisi
scene Vito G. Zito
costumi Silvia Segoloni
disegno luci Cristian Zucaro
aiuto regia Maria Federica Bianchi
produzione Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini
per Infinito e Argot Produzioni
in coproduzione con Teatro Stabile d’Abruzzo e Fondazione Sipario Onlus- La Città del Teatro

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