Nuovi sviluppi nel caso dei bambini ospitati in una struttura nel territorio di Palmoli. I legali della famiglia hanno depositato un’istanza per ottenere la revoca del provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale. Alla richiesta è stata allegata una corposa relazione tecnica firmata dallo psichiatra e psicologo Tonino Cantelmi, incaricato di esaminare il materiale prodotto dalla difesa.
“Abbiamo analizzato circa un centinaio di file tra fotografie e video che ritraggono i minori”, ha spiegato Cantelmi all’ANSA. “Si tratta di una documentazione molto forte dal punto di vista emotivo: emerge una sofferenza evidente. Per il Tribunale abbiamo selezionato otto file fotografici, due video e due disegni realizzati dai bambini. Siamo pronti a consegnare l’intero archivio qualora fosse richiesto. A nostro avviso, il quadro che ne deriva è chiaro”.
Secondo quanto riferito dal professionista, il materiale allegato alla richiesta sarebbe sufficiente a dimostrare un disagio significativo dei minori. Una lettura che, stando alle dichiarazioni, si discosterebbe da quella dei servizi sociali, accusati indirettamente di non aver colto fino in fondo il malessere rappresentato.
Nel frattempo, la direzione della casa famiglia che ospita i bambini è intervenuta con una nota ufficiale per replicare alle ricostruzioni circolate negli ultimi giorni. Al centro della polemica vi sarebbe un presunto divieto imposto alla madre, Catherine, residente al secondo piano della struttura, di raggiungere i figli che si trovano al piano inferiore, in particolare durante le ore notturne.
La struttura ha smentito con decisione questa versione. “Alla madre non è mai stato impedito di scendere dai figli in qualunque momento della giornata, nemmeno di notte”, si legge nel comunicato. “Non ha mai trovato chiusa la porta dal lato a lei accessibile e il personale non le ha mai vietato di incontrarli”. Secondo la dirigenza, in diverse occasioni la donna avrebbe trascorso la notte con i bambini o li avrebbe ospitati nel proprio appartamento.
Un ulteriore chiarimento riguarda la porta al centro delle contestazioni. La casa famiglia precisa che si tratta di un accesso dotato di maniglione antipanico, apribile dall’interno della scala e non collegato alle stanze dei minori. “Non è mai stata utilizzata per chiudere a chiave i bambini durante la notte”, sottolinea la nota, definendo “irresponsabili” alcune ricostruzioni apparse sui media.
Le dichiarazioni arrivano in una settimana decisiva. La coppia anglo-australiana sarà nuovamente ascoltata dagli psicologi incaricati dal tribunale per l’ultima seduta di valutazione. Il precedente incontro era stato interrotto a causa delle condizioni emotive della madre, apparsa particolarmente provata. L’esito delle valutazioni potrebbe incidere in modo significativo sulle prossime decisioni dell’autorità giudiziaria.





