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Riccardo III al Teatro Mercadante: il monologo oscuro di un tiranno firmato Antonio Latella

Un lungo monologo per aprire la propria oscura anima al pubblico. A recitarlo è Riccardo III, il protagonista della tragedia omonima scritta nel 1593 da Wiliam Shakespeare, interpretato da un brillante Vinicio Marchioni, da solo in scena. Siamo al “Mercadante” di Napoli in occasione dello spettacolo del 19 febbraio scorso.  In uno scenario interamente cosparso di rose bianche evocanti lo stemma degli York, il futuro sovrano rivela spudoratamente, nel soliloquio iniziale, la sua ambizione al potere, il suo desiderio di ottenere la corona a qualunque costo, anche mediante raggiri e inganni. L’angelico allestimento, un giardino di delizie immerso nella luminosità delle abbaglianti luci provenienti dai due lati, creano il giusto contrasto con i malefici disegni del protagonista.

Mentre Riccardo si mette a nudo Riccardo, lo spettatore non può non notare tre elementi.

Il primo è l’aspetto buffo e deforme dell’oratore: del resto – lo apprendiamo dalle sue labbra – persino i cani gli ridono dietro. Ebbene esiste un legame tra lo sgraziato aspetto fisico e l’accecante bramosia di dominio. A lui, cui la natura ha negato le gioie della bellezza, del piacere consumato nei letti delle dame, il compiacimento dinanzi a uno specchio, non resta che questo: imbracciare le armi e indirizzare il livore e l’odio verso la conquista del trono d’Inghilterra. Una rivalsa, insomma: se non puoi fare guerra alla natura, puoi promuoverne una contro un destino ignobile e beffardo.

Il secondo elemento è il sogno, una costante nelle opere di Shakespeare. Un sogno a occhi aperti è l’incoronazione. Per essa, Riccardo è disposto a sacrificare affetti e a calpestare valori. Un sogno premonitore è quello che mette in allarme Clarence, fratello di Riccardo, al suo risveglio in carcere: il mare lo risucchia. Di lì a poco Clarence affogherà in una botte di malvasia per mano di due sicari, assoldati da suo fratello Riccardo.

Il terzo e ultimo dato è la deformità morale. È qui che forse agisce in maniera più incisiva la mano del regista di scena, Antonio Latella, il quale insiste sulla deformità interiore di Riccardo III più che su quella esteriore. Una mostruosità invisibile a occhio nudo ma tangibile e foriera di sofferenze, lutti e disastri.

Per la scrittura scenica dello spettacolo, Latella si serve di una nuova traduzione dovuta a Federico Bellini, adattata dallo stesso Bellini e da Latella, che pone in risalto la magia della parola e che trova compimento nell’ottima prova interpretativa della compagnia di attori. Mentre la clessidra si rovescia e la tragedia, nota al pubblico, si consuma, echeggiano i serrati e feroci dialoghi tra Riccardo e le donne in scena, tutte accomunate dal rancore per un uomo che le ha private dei loro cari. L’acme è il grido di dolore della madre del protagonista, che maledice il proprio ventre.

Toccanti i minuti finali: i fantasmi delle vittime di Riccardo presentano il conto al loro aguzzino. Lo fanno schierati, dietro una tenda trasparente, un confine metaforico, quasi insignificante tra la vita e la morte. Oramai consapevole dell’imminente fine il tiranno, attraverso l’ultimo monologo, sembra chiedere pietà, adducendo giustificazioni dinanzi agli spettatori, prima di essere ucciso dal conte Richmond, a sua volta giustiziato dal custode.

Sorprende la genialità di Latella e Bellini, inventori di questo nuovo personaggio. Il colpo di pistola sembra colpire al petto anche il pubblico che, dopo una breve esitazione, per il rimbombo dell’arma da fuoco, al calare del sipario congeda la compagnia di attori con un caloroso mare di applausi.

 

RICCARDO III
di William Shakespeare
traduzione Federico Bellini
adattamento Antonio Latella e Federico Bellini
regia Antonio Latella
con Vinicio Marchioni (Riccardo III, qui indicato come Gloucester), Silvia Ajelli (Regina Elisabetta), Anna Coppola (Regina madre, Duchessa di York), Flavio Capuzzo Dolcetta (custode), Sebastian Luque Herrera (Principe York, Richmond), Luca Ingravalle (Principe Edoardo), Giulia Mazzarino (Lady Anna), Candida Nieri (Regina Margherita), Stefano Patti (Buckingham), Annibale Pavone (Clarence – Re Edoardo – Stanley), Andrea Sorrentino (Hastings, Sindaco)
dramaturgia Linda Dalisi
scene Annelisa Zaccheria
costumi Simona D’Amico
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
regista assistente e movimenti Alessio Maria Romano
assistente volontario Riccardo Rampazzo
produzione Teatro Stabile dell’Umbria e LAC Lugano Arte e Cultura

a cura di Ciro Borrelli

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