«Perdutamente è una canzone per Achille da Achille. Mi commuove questa dedica, ma non c’è solo la mia storia in questo tributo. Ci sono tanti genitori coinvolti purtroppo, è per tutti noi».
Erica Didone è sul divano di casa, una coperta sulle gambe e il cane Cioccolata accanto. La televisione è accesa, le luci sono basse e fuori Milano scorre come sempre. Dentro, invece, ogni cosa ha un peso diverso.
Stasera c’è il Festival di Sanremo. Sul palco sale Achille Lauro e canta Perdutamente. Non è solo una canzone. È quella che Erica ha intonato davanti al feretro del figlio, nella Basilica di Sant’Ambrogio, un mese fa. Il giorno dell’addio ad Achille Barosi, il 16enne morto nel rogo della discoteca “Le Constellation” a Crans-Montana, la notte di Capodanno. Quarantuno vittime, centinaia di feriti, sei ragazzi italiani che non torneranno. Tra loro, suo figlio.
«Sanremo è Sanremo», dice Erica con un mezzo sorriso. «L’ho sempre guardato. Anche quest’anno lo guardo». Non andrà all’Ariston. «Starò qui, sdraiata sul mio divano, come tutte le sere».
Poi partono le prime note. La platea trattiene il fiato, l’orchestra inizia a suonare la sigla del Festival. Erica stringe la coperta e Cioccolata alza il muso, come faceva in macchina quando la musica riempiva l’abitacolo.
Quella canzone, quella voce, quelle note: un omaggio che supera il dolore personale e diventa tributo a tutte le famiglie colpite dalla tragedia. Una dedica per Achille, ma anche per tutti gli Achille che la vita ha portato via troppo presto.





