La tensione in Medio Oriente continua a salire, alimentando timori per la stabilità dell’intera area del Golfo. Nelle ultime ore, nuovi droni attribuiti all’Iran hanno colpito la raffineria di Mina Al-Ahmadi, in Kuwait, uno degli impianti petroliferi più importanti della regione. L’attacco segna un ulteriore salto di qualità nel conflitto, estendendo il raggio delle operazioni militari e coinvolgendo direttamente infrastrutture energetiche strategiche.
La risposta di Israele non si è fatta attendere. Il governo di Israele ha annunciato una nuova ondata di raid su Teheran, mirati – secondo fonti ufficiali – a obiettivi legati al programma militare del regime iraniano. L’operazione arriva dopo il lancio di missili balistici contro obiettivi israeliani, in un’escalation che rischia di trasformarsi in un conflitto su larga scala.
Sul piano diplomatico, l’Europa si muove con cautela. Da Bruxelles, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron hanno escluso, almeno per ora, un intervento diretto per garantire la sicurezza dello Stretto di Stretto di Hormuz. L’ipotesi di scorte navali resta sul tavolo, ma soltanto in una fase successiva al conflitto, quando sarà necessario ristabilire la sicurezza delle rotte energetiche.
Diverso il tono del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che intravede uno spiraglio per la de-escalation. Secondo Merz, la disponibilità dell’ex presidente statunitense Donald Trump potrebbe favorire un riavvicinamento, a condizione che Iran rinunci in modo definitivo al proprio programma nucleare.
Nel frattempo, i mercati osservano con crescente preoccupazione, mentre il rischio di un allargamento del conflitto incombe su tutta la regione. L’eventuale blocco o anche solo la limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz potrebbe avere ripercussioni globali, incidendo pesantemente sulle forniture energetiche e sull’economia internazionale.





