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Massa, parlano i genitori dei ragazzi arrestati per l’omicidio di Giacomo Bongiorni

“Deve essere successo qualcosa, dicono che si sono difesi. Mio figlio non è un violento, è un lavoratore”. Le parole si spezzano tra le lacrime mentre il padre del diciannovenne arrestato prova a dare un senso a una tragedia che ha travolto più famiglie. Suo figlio è accusato di omicidio in concorso insieme a un diciassettenne e a un giovane di 23 anni per la morte di Giacomo Bongiorni.

In viaggio verso il carcere, dove il figlio è detenuto, l’uomo cerca risposte che ancora non ha. “Voglio capire, è tutto così terribile. Ripeto, mio figlio non è un cattivo ragazzo, non so cosa possa essere successo”. Il dolore si mescola allo smarrimento, alla difficoltà di accettare che il proprio figlio possa essere coinvolto in una vicenda tanto drammatica.

Il pensiero corre inevitabilmente alla vittima e alla sua famiglia. “Siamo distrutti, il pensiero è alla famiglia di quell’uomo, al suo bambino che era lì. Se vorranno, farò di tutto per aiutarlo, sono pronto a pagargli gli studi, l’università. So che non è nulla per quello che ha vissuto, ma farei qualsiasi cosa. Mi dispiace immensamente”. Un gesto che non cancella il dolore, ma che racconta il bisogno di provare, almeno in parte, a rimediare a una perdita irreparabile.

Il momento dell’arresto è ancora vivido nella sua memoria: “Sono venuti i carabinieri a casa, non capivo. È stato un momento molto triste. Ho aspettato tanto davanti alla caserma, pregando che non c’entrasse niente”. Un’attesa carica di paura, poi la realtà che si impone con tutta la sua durezza.

Davanti al tribunale, anche il padre del 23enne coinvolto condivide lo stesso sgomento. Anche il figlio è in carcere, accusato di aver colpito la vittima mentre si trovava a terra. “Non so cosa pensare, come abbia potuto finire in una vicenda simile”, dice. “Gli ho sempre detto di non mettersi nei guai, di stare lontano da certi giri. Non è un cattivo ragazzo, lavora. Forse ha visto il suo amico colpito e ha perso il controllo. Ma non doveva, non gli ho insegnato questo”.

Le parole diventano un misto di giustificazione e consapevolezza, senza mai perdere di vista la gravità di quanto accaduto. “Ora quella famiglia è distrutta. Vogliamo capire cosa è successo, ma chiediamo scusa, siamo affranti. Non è questo il momento, ma un giorno spero di incontrare quella famiglia”.

Due padri, due famiglie travolte, e al centro una tragedia che lascia dietro di sé dolore, domande e un vuoto che nessuna spiegazione potrà colmare.

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