Potrebbe essere legato a questioni familiari il movente del duplice omicidio di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte a fine dicembre a Pietracatella (Campobasso) per avvelenamento da ricina. È quanto emerge da fonti investigative, mentre proseguono gli accertamenti della Squadra Mobile di Campobasso nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino.
Gli investigatori stanno continuando a raccogliere testimonianze e a ricostruire rapporti e movimenti della famiglia nelle settimane precedenti ai decessi, incrociando le dichiarazioni per verificare eventuali contraddizioni. Tra gli elementi ritenuti rilevanti figura anche l’analisi della copia forense del telefono di una delle figlie e il materiale informatico sequestrato nell’abitazione della famiglia.
Restano centrali le verifiche sulle modalità e sui tempi dell’esposizione alla ricina, confermata dalle analisi tossicologiche del Centro antiveleni Maugeri di Pavia. L’inchiesta, al momento, procede per duplice omicidio volontario contro ignoti e per omicidio colposo nei confronti di cinque medici del Cardarelli di Campobasso.
Intanto, nuovi interrogatori sono previsti nei prossimi giorni, tra cui quello di una parente della famiglia già ascoltata più volte dagli inquirenti, chiamata a chiarire ulteriormente i rapporti interni e la ricostruzione delle ultime ore prima del dramma.






