La Wiener Stadthalle si è trasformata in un gigantesco palcoscenico nuziale dove il “sì” è risuonato forte in tutta Europa. La prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2026 ha consacrato Sal Da Vinci come il nuovo beniamino del pubblico internazionale. Nonostante l’Italia, in quanto membro delle “Big Five”, avesse già in tasca il pass per la finalissima di sabato, l’esibizione del cantante napoletano è stata molto più di una semplice formalità: è stata una vera e propria lezione di carisma pop. L’atmosfera si è scaldata immediatamente sulle note di “Per sempre sì”, con Sal Da Vinci che ha portato sul palco un frammento di veracità mediterranea capace di travolgere la platea.
Tra ballerini nel ruolo di testimoni e una sposa in bianco, il momento clou è stato l’ormai iconica coreografia delle mani, culminata nel colpo di scena finale in cui il velo nuziale si è dispiegato diventando il Tricolore. È stato un mix di retorica amorosa e spettacolo visivo che ha fatto ballare l’intera arena, confermando come il melodramma pop italiano, spogliato da ogni snobismo, sia un linguaggio universale perfetto per una kermesse che vive di emozioni dirette e scenografie imponenti. Per il cantante napoletano non è stata solo una performance, ma un saggio di forza davanti alle giurie e al pubblico votante in vista dell’ultimo atto.
Di segno opposto, purtroppo, il destino di Senhit. La cantante bolognese, veterana della manifestazione in rappresentanza di San Marino, non è riuscita a strappare il biglietto per la finale. Non è bastata la presenza scenica di una leggenda come Boy George, apparso su un trono per un breve ma iconico duetto, né il ritmo incalzante e la pioggia di paillettes della sua “Superstar”. In una competizione dove il regolamento impedisce al pubblico di sostenere i propri rappresentanti nazionali, Senhit è rimasta schiacciata da una concorrenza spietata, faticando a bucare lo schermo nonostante una produzione visiva caleidoscopica e di altissimo livello.
Il livello della gara si è confermato altissimo, con alcuni Paesi che hanno già ipotecato il ruolo di favoriti per la vittoria finale. Tra questi spicca la coppia finlandese composta da Linda Lampenius e Pete Parkkonen: la loro “Liekinheitin” (Lanciafiamme) ha letteralmente infiammato il pubblico con un mix travolgente di violino elettrico suonato dal vivo e basi electro-pop. Altrettanto convincenti sono stati il greco Akylas, con la sua estetica ispirata ai videogiochi, e la tedesca Sarah Engels, che con le sue radici siciliane ha portato sul palco un’energia “indemoniata”. Anche i moldavi guidati da Satoshi hanno superato il turno, portando una ventata di patriottismo multilingue e ritmi trascinanti.
Tuttavia, l’edizione di quest’anno non sarà ricordata solo per la musica, ma anche per il pesante clima politico che avvolge Vienna. Le forti proteste contro la partecipazione di Israele hanno segnato profondamente la serata, arrivando a causare l’autoesclusione di cinque nazioni e accendendo manifestazioni fuori dalla Stadthalle. Nonostante le critiche e le polemiche per una massiccia campagna promozionale online, il rappresentante israeliano Noam Bettan è riuscito a passare il turno con il brano “Michelle”. Mentre la città si prepara a un weekend di mobilitazioni e grandi cortei, l’attenzione resta divisa tra il luccichio del pop e le tensioni di una realtà che, mai come quest’anno, è entrata prepotentemente nel regolamento della kermesse.





