Le gite scolastiche, da sempre uno dei momenti più attesi dagli studenti, sono sempre più in bilico. A maggio, periodo tradizionalmente dedicato ai viaggi d’istruzione, cresce infatti il numero di docenti che rifiutano di assumere il ruolo di accompagnatori, scoraggiati da responsabilità crescenti e da un contesto sempre più complesso da gestire.
A rilanciare l’allarme è un sondaggio de La Tecnica della Scuola, realizzato tra l’8 e l’11 maggio, che ha coinvolto 1.084 insegnanti. Alla domanda sull’eventuale abolizione delle gite, 816 docenti si sono detti favorevoli, mentre oltre il 55% dichiara che non parteciperebbe nemmeno in caso di compenso aggiuntivo. Il motivo più ricorrente è proprio il peso delle responsabilità legate alla vigilanza degli studenti fuori dall’ambiente scolastico.
Un tema che torna al centro del dibattito anche dopo recenti episodi di cronaca, tra cui la morte di uno studente precipitato dal balcone di un hotel a Lignano Sabbiadoro dopo giorni di coma, oltre ad altri incidenti e situazioni critiche avvenute durante viaggi d’istruzione.
Molti docenti raccontano condizioni di forte stress e mancanza di riposo durante le trasferte. “È una responsabilità enorme – si legge in una delle risposte – perché i ragazzi possono assumere comportamenti rischiosi nonostante la sorveglianza continua”. Un giovane insegnante descrive notti quasi insonni, tra schiamazzi, controlli e interventi per mantenere l’ordine.
Il rischio, avvertono gli insegnanti, è che le gite scolastiche possano diventare sempre meno praticabili, fino a scomparire dall’offerta formativa delle scuole, con un impatto significativo sul valore educativo delle esperienze fuori aula.





