Calci, pugni, una cintura e perfino il filo di un caricabatterie utilizzato come una frusta. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di appena due anni deceduta in un appartamento di Perinaldo. Secondo gli investigatori, a delineare un contesto di violenze ripetute non sono stati soltanto gli accertamenti medico-legali, ma anche le testimonianze delle due sorelle maggiori della vittima, di 9 e 8 anni.
Le bambine sono state ascoltate in audizione protetta dal sostituto procuratore Veronica Meglio. I loro racconti, messi a verbale nel corso delle indagini, sono considerati dagli inquirenti un elemento centrale per ricostruire quanto sarebbe accaduto nelle ore precedenti alla morte della più piccola.
Le dichiarazioni delle due minori, unite agli esiti degli esami effettuati sul corpo della bambina, avrebbero contribuito a rafforzare il quadro accusatorio che ha portato all’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti. Secondo quanto emerge dagli atti, le testimonianze descriverebbero una situazione familiare segnata da episodi di violenza e da un clima di paura costante.
Gli investigatori stanno ricostruendo in dettaglio le ultime quarantotto ore di vita della bambina, un arco temporale ritenuto decisivo per accertare responsabilità e dinamica dei fatti. Al centro dell’indagine vi sono le presunte percosse subite dalla piccola e il contesto nel quale sarebbero maturate.
La Procura prosegue gli accertamenti mentre il procedimento giudiziario è ancora nella fase delle indagini preliminari. Saranno i successivi sviluppi processuali a stabilire in modo definitivo le responsabilità delle persone coinvolte nella vicenda.





