«Non ho mai messo le mani addosso alle mie figlie e non ho mai assistito a episodi di violenza nei loro confronti». È quanto ha dichiarato Emanuela Aiello durante l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio nell’Imperiese.
La donna, arrestata insieme al compagno Emanuel Iannuzzi con l’accusa di maltrattamenti aggravati da cui sarebbe derivata la morte della minore, ha risposto alle domande del gip e del pubblico ministero. Secondo quanto riferito dai suoi difensori, gli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, Aiello si sarebbe commossa più volte durante l’interrogatorio, scoppiando in lacrime al ricordo della figlia.
«Abbiamo preso atto che è stato modificato il capo di imputazione, ma non abbiamo ancora ricevuto tutti gli atti dell’indagine», ha spiegato il legale. Al termine dell’udienza, per la donna è stata confermata la misura della custodia cautelare in carcere.
Resta detenuto anche Emanuel Iannuzzi, 42 anni, che davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere su consiglio dei suoi difensori. Una scelta, spiegano gli avvocati Maria Gioffrè e Cristian Urbini, legata alla mancata disponibilità degli atti completi dell’inchiesta.
«È sconvolto e sotto choc, ma continua a dichiararsi innocente», hanno precisato i legali, sottolineando che il silenzio dell’indagato è stato dettato esclusivamente da una strategia difensiva. I difensori hanno inoltre evidenziato di non aver ancora avuto accesso ai video e al materiale estratto dai telefoni cellulari, indicati dagli investigatori tra gli elementi centrali dell’inchiesta.
Intanto il padre biologico della piccola Beatrice, Maurizio Rao, attraverso il proprio legale Mario Ventimiglia, auspica un aggravamento delle contestazioni formulate dalla Procura. «Picchiare con ferocia una bambina di due anni significa essere consapevoli delle conseguenze che possono derivarne. Ci aspettiamo che, alla luce degli ulteriori elementi investigativi, possa essere contestato l’omicidio volontario», ha dichiarato l’avvocato.
L’inchiesta prosegue mentre gli inquirenti continuano ad acquisire elementi per ricostruire quanto accaduto all’interno dell’abitazione dove la piccola viveva con la madre, il compagno e le due sorelle maggiori. Una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica e sulla quale la magistratura sta cercando di fare piena luce.





