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Ricina, il giallo di madre e figlia morte: indagini ancora senza svolta

Resta avvolto nel mistero il caso della morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute per avvelenamento da ricina. A quasi sei mesi dai fatti, avvenuti poco prima di Natale, l’inchiesta coordinata dalla Questura di Campobasso non ha ancora portato a una svolta decisiva.

Negli ultimi giorni gli investigatori hanno nuovamente allargato il cerchio delle persone ascoltate. Oltre ai familiari, sono stati sentiti anche amici e conoscenti della famiglia, nel tentativo di ricostruire nel dettaglio le dinamiche che hanno preceduto la tragedia, avvenuta all’interno dell’abitazione di Pietracatella, dove le due vittime avrebbero ingerito la sostanza tossica durante un pasto.

Tra gli appuntamenti più attesi c’è l’interrogatorio di Laura Di Vita, cugina del marito e padre delle vittime, previsto nei prossimi giorni. Ancora incerta, invece, la decisione su un eventuale nuovo sopralluogo nell’abitazione, sotto sequestro ormai da oltre cinque mesi.

Fondamentali per lo sviluppo delle indagini saranno gli esiti delle perizie tecniche. Entro fine mese sono attesi i dati estratti dallo smartphone dell’altra figlia, Alice, che non era presente al momento del pasto incriminato. Successivamente, a fine luglio, arriveranno anche le analisi su telefoni e computer sequestrati in casa.

Decisivo sarà inoltre l’esito delle autopsie, atteso nelle prossime settimane dopo diverse proroghe. Solo questi elementi potranno chiarire cosa sia realmente accaduto e se dietro la morte di madre e figlia si nasconda una responsabilità precisa.

Per ora, il caso resta un giallo senza risposte, con molti interrogativi ancora aperti e una comunità in attesa di verità.

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