La rete era rimasta impigliata su un relitto e si era trasformata in una trappola per la fauna marina. Con ogni probabilità era stata trasportata nell’area dalle correnti, non sarebbe dunque il risultato di attività di pesca illegale all’interno dell’area protetta.
Per rimuoverla sono stati necessari 15 subacquei in più di 10 immersioni. Nei fondali sono stati trovati diversi pesci intrappolati, già senza vita.
L’operazione non si è ancora conclusa. C’è ancora da recuperare circa una tonnellata di rete. Serviranno dunque nuove immersioni per completare la bonifica. L’obiettivo non è solo rimuovere gli attrezzi fantasma, ma favorire anche il recupero ambientale del sito, trasformando il relitto in un rifugio sicuro per cernie, murene, scorfani e altre specie marine, in un’area che ospita anche il raro Corallo Nero.
abr/gtr
(Fonte video: ufficio stampa Carabinieri)





