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Caso Audrey Ubeda, la Cedu condanna l’Italia: le frasi shock della pm di Benevento sulla “resistenza delle donne” costano 60mila euro

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a risarcire con 60mila euro Audrey Ubeda, una donna di 44 anni residente nel Salernitano che nel 2021 aveva denunciato l’ex compagno per violenze fisiche, psicologiche e sessuali perpetrate ai danni suoi e dei suoi due figli. A scatenare la dura reazione dei giudici di Strasburgo, a cinque anni di distanza dai fatti, sono state le motivazioni con cui una pubblico ministero della Procura di Benevento aveva inizialmente chiesto l’archiviazione del procedimento a carico dell’uomo. Argomentazioni definite “sessiste e stereotipate” che, secondo la Cedu, hanno violato il divieto di trattamenti inumani e degradanti e non hanno garantito alla vittima il diritto al rispetto della vita privata e familiare, conducendo un’inchiesta priva dei requisiti di prontezza, accuratezza ed effettività.

All’epoca della denuncia, la situazione domestica era apparsa da subito così delicata che la donna e i due figli minori erano stati trasferiti d’urgenza in una struttura protetta. Tuttavia, l’iter giudiziario ha subito un clamoroso cortocircuito davanti alle valutazioni della magistrata inquirente. Secondo la pm, infatti, l’episodio in cui l’uomo aveva puntato un coltello alla gola della compagna, mentre in televisione andava in onda un programma sui femminicidi, weapons andava derubricato a un semplice “scherzo di cattivo gusto”. Le percosse subite dai figli sono state descritte come “misure disciplinari” che non eccedevano il diritto di esercitare l’autorità genitoriale. La considerazione più grave ha riguardato però le accuse di violenza sessuale, liquidate dalla pm come dinamiche “naturali” all’interno di una relazione stabile, sostenendo che sia “comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nella stanchezza delle incombenze quotidiane, tende a esercitare quando un marito tenta l’approccio sessuale”.

Queste affermazioni non hanno fermato la giustizia, ma ne hanno pesantemente rallentato e viziato il corso iniziale. La richiesta di archiviazione formulata dalla pm è stata infatti respinta dal giudice per le indagini preliminari e il procuratore di Benevento ha successivamente tolto il fascicolo alla magistrata per affidarlo a un altro pubblico ministero. Il nuovo titolare dell’inchiesta ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell’indagato, che è stato poi condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi di reclusione. L’uomo si trova attualmente in libertà in attesa del processo d’appello, mentre nel 2024 il Tribunale per i minorenni di Napoli gli ha revocato la potestà genitoriale.

Dopo aver trascorso tre anni all’interno di una comunità protetta, Audrey Ubeda e i suoi figli – che oggi hanno 15 e 12 anni – sono potuti tornare a vivere nel Salernitano. Nonostante la sentenza europea rappresenti un importante riconoscimento, la donna vive questa vittoria con una profonda nota di amarezza e preoccupazione. Ubeda ha infatti sottolineato la gravità del fatto che, nonostante il suo fosse un caso da codice rosso, non sia mai stata applicata alcuna misura di allontanamento nei confronti dell’ex compagno. Per questa ragione, la donna e la sua famiglia continuano a vivere adottando autonomamente misure di prudenza, come l’assenza dei figli dai social network, cercando di ricostruire la propria esistenza lontano dai riflettori.

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