Non si ferma la pressione militare degli Stati Uniti in Medio Oriente. Per l’undicesima notte consecutiva, il Comando Centrale americano (Centcom) ha condotto un’ampia serie di attacchi aerei ed eversivi sul territorio iraniano. Stando a quanto diffuso in una nota ufficiale dall’esercito statunitense, le operazioni hanno preso di mira centri operativi militari, risorse navali, hangar per aerei, depositi di stoccaggio dei droni e infrastrutture logistiche. L’obiettivo dichiarato da Washington resta quello di indebolire e neutralizzare la capacità strategica di Teheran di minacciare la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz.
Sul fronte diplomatico, tuttavia, la diplomazia americana mantiene uno spiraglio di negoziazione. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha sottolineato come gli Stati Uniti siano ancora aperti a una soluzione trattata con il regime iraniano, a patto che da Teheran giungano segnali concreti: «Se sono seri, noi siamo seri. Se non lo sono, faremo ciò che è necessario per proteggere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati», ha puntualizzato il capo della diplomazia di Washington.
Parallelamente, si muovono le diplomazie europee per tentare di disinnescare i focolai di tensione nella regione, con particolare attenzione alla stabilità del Libano. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha annunciato l’organizzazione di un nuovo round di colloqui diretti tra le rappresentanze di Israele e Beirut, fissato per il prossimo 4 agosto, nel tentativo di favorire la de-escalation e riaprire i canali di dialogo sul fronte settentrionale.






