Prosegue senza sosta e con numeri senza precedenti l’afflusso di migranti dal Marocco verso Ceuta. Nelle ultime ventiquattro ore, un’ondata eccezionale di persone è riuscita a fare ingresso nell’enclave spagnola sia via mare che via terra, mettendo del tutto in ginocchio la rete di accoglienza e la tenuta della città autonoma. I bilanci provvisori tracciano il quadro di una vera e propria tragedia umana e logistica: sono almeno 49.000 le persone registrate ai valichi e lungo le coste, ma le stime aggiornate delle autorità locali parlano già di circa 60.000 ingressi. Drammatico anche il bilancio delle vittime, con almeno 18 migranti che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere a nuoto il territorio spagnolo.
La tensione al confine resta altissima. La Ong Amdh ha denunciato violenti scontri e lanci di pietre lungo la barriera di demarcazione tra il Marocco e le enclavi di Ceuta e Melilla durante i ripetuti assalti di massa. Di fronte a una pressione insostenibile, l’esecutivo spagnolo ha mobilitato l’esercito per affiancare le forze dell’ordine e tentare di riprendere il controllo del territorio.
Dichiarazioni drammatiche sono giunte dal presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, al termine di un vertice d’urgenza con il premier Pedro Sánchez, il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska e i vertici delle forze di sicurezza. Le stime indicano che nelle ultime ore sono entrate circa 60.000 persone, una cifra che equivale a quasi il 70% della popolazione totale di Ceuta e che rende la situazione del tutto insostenibile. Per rendere l’idea delle proporzioni dell’evento, il presidente della città autonoma ha aggiunto che è come se in tutta la Spagna entrassero 34 milioni di persone nell’arco di un solo giorno, rendendo impossibile assimilare una pressione di questa portata. Vivas si è fatto portavoce del profondo clima di angoscia dei cittadini, parlando di sensazione di impotenza e abbandono, e ha ribadito al governo centrale la richiesta formale di dichiarare lo stato di emergenza per la sicurezza nazionale.
Il presidente del governo Pedro Sánchez, recatosi personalmente sul posto per valutare la gravità della crisi, ha cercato di rassicurare la popolazione locale garantendo che l’esecutivo utilizzerà tutte le risorse a disposizione per garantire la sicurezza dei cittadini di Ceuta e ristabilire la convivenza, facendosi pieno carico dell’angoscia che la città sta vivendo in queste ore drammatiche.
Nel commentare quella che ha definito una delle maggiori crisi nella storia recente del Paese, Sánchez ha puntato il dito in modo netto contro le organizzazioni criminali, ritenute le prime responsabili di questa valanga per via del traffico di esseri umani. Secondo il premier, i passeur avrebbero sfruttato e manipolato a proprio favore una recente sentenza della Corte Suprema relativa all’impossibilità di procedere con rimpatri diretti per chi raggiunge il territorio a nuoto. Questa lettura interessata si è diffusa capillarmente sui social network innescando l’assalto di massa. Il capo dell’esecutivo ha infine annunciato che, mentre si valutano eventuali modifiche legislative per tamponare la falla normativa, il governo sta accelerando al massimo tutte le procedure di espulsione per rispedire indietro chi è entrato irregolarmente nelle ultime ore.






