Il gigante buono della Sicilia ha alzato di nuovo la voce. L’Etna è tornato a dare spettacolo con una nuova fase di intensa attività eruttiva, caratterizzata da fontane di lava, boati udibili a chilometri di distanza e una gigantesca colonna di fumo e cenere che si è levata nel cielo per diversi chilometri.
Un fenomeno di straordinaria bellezza naturale che, tuttavia, come spesso accade, porta con sé pesanti disagi per il territorio, le infrastrutture e la vita quotidiana dei cittadini.
Il problema principale è legato alla direzione del vento, che ha spinto l’imponente nube di cenere e lapilli verso la fascia costiera. La presenza della sabbia vulcanica in atmosfera ha costretto la Sac, società di gestione dell’aeroporto “Vincenzo Bellini” di Catania, a disporre la sospensione temporanea dei voli in arrivo per garantire la sicurezza della navigazione aerea.
Squadre di operai e mezzi speciali sono al lavoro sulle piste dello scalo per rimuovere lo strato di cenere, mentre migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati o hanno subito pesanti ritardi e dirottamenti verso gli scali di Palermo e Comiso.
Non va meglio nei comuni dell’hinterland. Da Zafferana Etnea a Giarre, fino alla stessa città di Catania, le strade si sono trasformate in un tappeto nero. L’amministrazione comunale e la Protezione Civile hanno raccomandato la massima prudenza: la cenere rende la pavimentazione estremamente scivolosa per auto e scooter, imponendo limiti di velocità ridotti e il divieto di circolazione per i mezzi a due ruote in diverse zone.
Coppie di volontari e cittadini sono già scesi in strada con scope e pale per ripulire balconi e viali, in un rituale ormai quasi abitudinario per chi vive alle pendici di Mamma Etna.
Nel frattempo, gli esperti dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) di Catania monitorano costantemente l’evoluzione del fenomeno attraverso la rete di sismografi e telecamere termiche. I tremori interni del vulcano, che segnalano la risalita del magma nei condotti centrali, hanno raggiunto picchi elevati prima di stabilizzarsi.
Al momento, rassicurano i vulcanologi, non si registrano pericoli diretti per i centri abitati: l’attività si concentra tutta nelle zone sommitali, sfogando l’energia in maniera scenografica e senza minacciare le strutture urbane.
L’Etna dimostra ancora una volta di essere un organismo vivo e imprevedibile, capace di paralizzare un’intera provincia nel giro di poche ore, ricordando a tutti chi è a comandare su questo angolo di Sicilia.






