Il pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera “Moscati” di Avellino si trova ad affrontare una situazione di grave e prolungata sofferenza. A mettere sotto forte pressione la struttura sanitaria di Contrada Amoretta è una tempesta perfetta di fattori concomitanti: l’ondata di calore estrema di questo mese di agosto, lo stop alle sale operatorie (compresa quella di Ortopedia) nel presidio di Ariano Irpino, la riduzione delle prestazioni nelle case di cura convenzionate per ferie o esaurimento del budget e le inevitabili sostituzioni estive negli studi di medicina generale. A questo si aggiunge un massiccio afflusso di pazienti che arrivano da fuori provincia, facendo impennare gli accessi ben oltre la soglia critica.
I numeri raccontano una quotidianità da trincea per il personale sanitario. A metà giornata si sfiora e si supera regolarmente la media degli 80 pazienti presi in carico contemporaneamente: di questi, la gran parte versa in condizioni gravi o gravissime, con una presenza costante di codici rossi e arancioni. A destare maggiore preoccupazione sono gli anziani over 70, costretti a volte a permanenze in emergenza ben superiori alle 8 ore massime raccomandate dalle linee guida del Ministero della Salute. Emblematici i casi di un’anziana novantaseienne in codice rosso e di un ottantatreenne rimasti in osservazione per diversi giorni in attesa di un quadro di gestione più stabile.
La permanenza prolungata nelle corsie del pronto soccorso porta con sé anche un aumento del rischio di infezioni correlate all’assistenza, dovute alla presenza sistemica di germi resistenti. Una criticità che non dipende dalla gestione del reparto, ma dalla congestione strutturale delle sale. Medici, infermieri e operatori sociosanitari stanno affrontando turni estenuanti per coprire le carenze d’organico e garantire il diritto alla salute dei cittadini, con lo stesso primario Cesaro impegnato nei turni di reparto per concedere le ferie ai propri collaboratori.
Il direttore Cesaro lancia quindi un accorato appello alla medicina del territorio e alle strutture di prossimità: il sovraffollamento in ospedale è la diretta conseguenza dell’assenza di un filtro territoriale efficace. Moltissimi accessi impropri potrebbero e dovrebbero essere presi in carico dalle strutture sanitarie locali o dagli ambulatoriali dedicati. Di fronte a questo scenario di forte tensione, cresce anche la pressione dei primi cittadini irpini, che chiedono la riattivazione urgente del Comitato ristretto dei sindaci dell’Asl di Avellino per concordare interventi immediati sulle cure di prossimità e alleggerire l’ospedale capoluogo.
Fonte – Il Mattino






