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Ranucci sotto shock: «Non credo a quel movente. Via da Report? Mi caccino»

Un mazzata inattesa, che lascia spazio all’amarezza e alla rabbia. Sigfrido Ranucci rompe il silenzio dopo le sconcertanti ammissioni dell’amico Valter Lavitola, che si è autoaccusato di essere il mandante dell’attentato affermando però di aver agito per “proteggerlo”. Una ricostruzione che il giornalista spazza via senza esitazioni: «Non credo a questo movente», scandisce con fermezza, provato dall’incredulità per il tradimento umano, ma determinato a non far passare una narrazione che ritiene inverosimile.

Travolto dal polverone mediatico, il conduttore di Report mette subito in chiaro le sue intenzioni sul futuro alla guida dello storico programma d’inchiesta di Rai3: «Non sarò io a lasciare. Se mi vogliono mandare via da Report, mi caccino». Una presa di posizione netta, difesa rivendicando la libertà e il valore del giornalismo d’inchiesta, fino a evocare i giganti della lotta alla mafia: «Anche Falcone e Borsellino venivano isolati ed evitati», ricorda Ranucci, tracciando un paragone che accende immediatamente lo scontro politico. L’attacco di Fratelli d’Italia non si fa attendere: «Delira», replicano duramente dagli ambienti di maggioranza. Ma per il giornalista la linea resta invariata: nessuna resa e nessuna intenzione di fare un passo indietro.

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