“Amore, prima di andare in barca con gli amici mangia questo dolce, sennò poi hai fame visto che rientri tardi”. L’incubo per Osvaldo (il nome è di fantasia per tutelare la privacy della vittima), impiegato di 56 anni residente nel levante di Genova, comincia qui. Non appena, nel salotto della sua abitazione, finisce di mangiare quel dolcetto che la moglie gli aveva preparato nell’ambito di quello che sembrava essere a tutti gli effetti un gesto d’amore e di cura. E però nella torta – sarà appurato in seguito dai carabinieri – la stessa ci ha messo decine di gocce di Minias, un potente sonnifero. E così Osvaldo in barca non c’è mai andato. Si è addormentato nel pozzetto, senza neppure riuscire ad avvicinarsi al timone. Gli amici lo hanno cercato e atteso per ore per quella battuta di pesca. Fino a quando non hanno dato l’allarme, facendo scattare ricerche e una mobilitazione generale terminata solo quando i soccorritori lo hanno trovato mentre dormiva a bordo della sua stessa imbarcazione. La compagna, arrivata sul posto, ha pure finto di essere spaventata e preoccupata per lui. E gli ha dato uno schiaffo davanti a tutti. “Per tutto quello che ci hai fatto passare”, lo ha rimproverato. E invece la vicenda era tutt’altra. Perché secondo il pubblico ministero Fabrizio Givri, che nei giorni scorsi ha chiesto e ottenuto dal giudice l’arresto della moglie di Osvaldo – una sua coetanea anche lei residente nel levante – la stessa lo maltrattava e lo narcotizzava da settimane. “Almeno da due mesi”, viene indicato nelle carte dell’inchiesta che cristallizza i mesi di luglio e di agosto di quest’anno come oggetto dei maltrattamenti.
Le testimonianze ricostruiscono mesi di sonnifero e sottrazioni di denaro
Determinante la testimonianza di un amico dell’impiegato che in caserma ha spiegato come lo stesso “fosse cambiato, non fosse più dinamico e si addormentasse spesso anche mentre parlava”, ribadendo ai militari che per lui “Osvaldo era un’altra persona”. Ma a pesare tanto sono state anche le dichiarazioni della figlia della moglie dell’uomo (nata da un precedente matrimonio), che ha confermato queste continue somministrazioni di narcotico. “Mia mamma mi raccontava – ha spiegato la giovane – che gli aveva dato il ‘biberon’ e mi raccomandava di non entrare in sala con lei perché doveva convincerlo a confessare il codice PIN del bancomat”. Sì, perché il movente del sonnifero è stato messo nero su bianco negli atti dagli stessi carabinieri. La compagna infatti lo ha alleggerito in questi mesi di soldi e beni. Mentre lo ha drogato, una sera gli ha venduto di nascosto l’iPhone 17 nuovo di pacca. E quando lui la mattina successiva le ha chiesto conto, lei lo ha pure insultato: “Te lo hanno rubato perché lo hai lasciato in macchina”. E ancora.
I prelievi dal bancomat e una lite in casa fanno emergere l’inganno
Mentre Osvaldo dormiva beatamente nel salotto di casa – “Appena finivo di mangiare mi veniva un sonno incredibile che non riuscivo più a tenere gli occhi aperti”, ha spiegato ai carabinieri in uno dei tanti verbali – la compagna ha fatto prelievi con il suo bancomat per 600 euro e si è comprata un paio di cuffie di ultima generazione per il suo telefono. Solo in una circostanza Osvaldo ha iniziato a sospettare qualcosa. Quando la banca l’ha contattato dopo che la sua carta era rimasta nello sportello ATM perché era stato digitato male il codice PIN. “Ma come è possibile che sia successo ieri sera? Io dormivo”. Il vaso di Pandora su questa terribile e inquietante vicenda è stato aperto solo nei giorni scorsi, al termine di un intervento dei carabinieri per una lite in famiglia. Osvaldo, infatti, si era barricato in casa dopo che la moglie gli aveva chiesto altro denaro e, a fronte del suo rifiuto, era andata in escandescenze rompendo un’intera vetrata e scagliando alcuni vasi. A quel punto a chiedere l’intervento dei militari, allarmata che la situazione potesse degenerare, era stata la stessa figlia della donna, che oltre alla telefonata di emergenza ha ripreso anche con lo smartphone l’aggressione.
I carabinieri arrestano la donna grazie anche alle testimonianze della famiglia
Questa circostanza ha permesso al pubblico ministero di far scattare l’arresto differito, che offre la possibilità di fermare un soggetto maltrattante anche trascorsa la flagranza, entro le 48 ore dal fatto. Una norma introdotta nel 2023 nell’ambito di un nuovo giro di vite sulla violenza di genere. Da qui e soprattutto dalla testimonianza di Osvaldo, della figlia e degli amici, i carabinieri hanno ricostruito un quadro di maltrattamenti e violenze che il cinquantaseienne subiva da almeno 60 giorni.

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