Mentre si chiude il settimo mese di conflitto, Stati Uniti e Iran sono tornati a colpirsi direttamente per la prima volta dopo settimane di sostanziale pausa militare, con uno scambio che nelle ultime ore si è esteso dalla Giordania agli Emirati Arabi Uniti.
Nella notte tra domenica e lunedì, 31 agosto, Teheran ha lanciato missili verso Aqaba e la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono ospitate forze dell’esercito Usa. L’attacco è stato confermato da un funzionario statunitense a Fox News, il quale ha precisato che quasi tutti i missili in arrivo sono stati intercettati. Il blitz iraniano è giunto in risposta a un raid condotto dalle forze americane sull’isola di Larak, dove sono stati colpiti due lanciamissili del regime.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha tuttavia respinto con fermezza la posizione espressa dagli Ayatollah, che avevano definito l’attacco all’isola di Larak “un atto di aggressione”. “Tale affermazione è assolutamente falsa – si legge in una nota ufficiale pubblicata dal Centcom su X -. Le forze americane hanno intrapreso azioni limitate e precise contro le unità posamine dei pasdaran che rappresentavano una minaccia imminente nello Stretto di Hormuz”.
La situazione sul campo di battaglia e nello snodo strategico per le rotte navali è andata rapidamente a surriscaldarsi. A poche ore di distanza, la Marina dei pasdaran ha dichiarato in un comunicato che “una superpetroliera che aveva violato le norme ha preso fuoco in modo terribile dopo aver urtato due mine marine”.
Contemporaneamente, i pasdaran hanno rivendicato un ulteriore attacco contro gli Emirati Arabi Uniti, affermando di aver “preso di mira con decine di droni d’attacco le aree in cui sono di stanza elicotteri e truppe statunitensi presso la base aerea di Al Minhad, negli Emirati Arabi Uniti”.






