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L’ombra della malavita sui cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari: chiesti 41 arresti

Un sistema illecito ramificato tra i grandi cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari, subappalti pilotati, corsie preferenziali per i pagamenti e pesanti ombre sulle infiltrazioni della criminalità organizzata. È questo il quadro delineato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha chiuso una vasta inchiesta sfociata in quarantanove indagati complessivi e quarantacinque richieste di misura cautelare avanzate dalla Procura: trentasette richieste di custodia in carcere, quattro per gli arresti domiciliari e quattro per il divieto di dimora.

Le contestazioni mosse a vario titolo dagli inquirenti tracciano un profilo d’accusa particolarmente pesante, che spazia dall’associazione di tipo mafioso al concorso esterno, passando per il trasferimento fraudolento di valori, la corruzione, le fatture per operazioni inesistenti, le frodi e diverse violazioni in materia di lavoro e favoreggiamento personale.

Il centro nevralgico dell’indagine ruota attorno agli affidamenti e ai subaffidamenti lungo i lotti della linea ferroviaria strategica Napoli-Bari, con particolare attenzione ai cantieri riconducibili ai consorzi Nacav, Hirpinia Av e Telese. Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni responsabili di cantiere e soggetti qualificati come incaricati di pubblico servizio avrebbero favorito sistematicamente la società Areco.

Il meccanismo si sarebbe tradotto in affidamenti diretti, lavori in economia, pareri favorevoli tempestivi, corsie preferenziali per accelerare i pagamenti e, in diverse circostanze, subappalti concessi in deroga alle prescrizioni formali. Tra gli episodi specifici ricostruiti dalla Dda figurano presunti pagamenti privilegiati per crediti vantati da Areco nei confronti di Hirpinia Av per oltre un milione e mezzo di euro, sbloccati tramite quattro bonifici tra luglio e ottobre 2024 a fronte di una presunta tangente di cinquemila euro. Una cifra analoga sarebbe stata versata da un direttore di cantiere Nacav per agevolare iter e subappalti.

All’apice della struttura ricostruita dagli investigatori figurano Pasquale e Camillo Belforte, indicati come esponenti di vertice del clan dei “Mazzacane” di Marcianise. Secondo la Dda, il sodalizio avrebbe puntato strategicamente sulla Areco Srl avvalendosi della collaborazione stabile di Dante e Raffaele Salzillo. Ai due fratelli viene contestato il concorso esterno per aver garantito un contributo costante al gruppo criminale, agevolando l’inserimento nelle procedure pubbliche di imprese ritenute vicine ai Belforte e riconducibili a Francesco Giacco, Franco Manno e Gianfranco Gaudiano.

Dante Salzillo, in particolare, si sarebbe adoperato per condizionare l’assegnazione e l’esecuzione di lavori e servizi pubblici, orientando anche le assunzioni del personale su segnalazione diretta degli esponenti del clan, contribuendo così ad alimentare una sinergia criminale capace di rafforzare la capacità operativa del sodalizio camorristico.

L’articolato impianto accusatorio della Procura si traduce in un elenco corposo di richieste di provvedimenti cautelari al vaglio dell’autorità giudiziaria. La custodia cautelare in carcere è stata richiesta, tra gli altri, per Pasquale e Camillo Belforte, Dante e Raffaele Salzillo, Francesco Giacco, Franco Manno, Gianfranco Gaudiano, Domenico Di Lillo, Romualdo Lampitielli, Gregorio Ariano, Giovanni Gentile, Aristodemo Busillo, Marco Mirafilo e numerosi altri soggetti coinvolti a vario titolo nella gestione dei cantieri e delle società collegate. Gli arresti domiciliari sono stati chiesti per Giovanni Fatigati, Vincenzo Martino, Eufemia Moccia e Eduardo De Gactano, mentre il divieto di dimora è stato avanzato per Antonio Amato, Diego Pellicioli, Harrison Vozza e Angelantonio Santoro.

L’inchiesta si trova ora nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza di condanna definitiva, mentre spetterà ora ai giudici competenti valutare le richieste cautelari avanzate dalla Procura antimafia.

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